La bara bianca e i palloncini al funerale della piccola morta nel 2016 (foto Valtriani)
La bara bianca e i palloncini al funerale della piccola morta nel 2016 (foto Valtriani)

Pisa, 19 aprile 2019 -  Non c'è pace per Marianeve. A tre anni dalla morte della dolcissima bambina di sei anni soffocata ingerendo un pezzo di spugna, un «errore processuale» potrebbe stravolgere la vicenda giudiziaria. Potrebbe cioè azzerare quanto fatto sinora per partire addirittura con un nuovo processo. È il tragico colpo di scena emerso ieri durante l’udienza a carico di Donatella Polvani: la maestra della scuola Agazzi – difesa dai legali Max Giordano Marescalchi e Chiara Miele –, rinviata a giudizio ad ottobre dal gup Laghezza dopo un’iniziale richiesta d’archiviazione e di non luogo a procedere. Sullo sfondo, si scopre ora, un errore nella composizione degli atti. In aula sarebbero arrivati, infatti, due fascicoli diversi per le insegnanti coinvolte a vario titolo nell’incidente. Due fascicoli che invece avrebbero dovuto essere uguali ai fini di un corretto ed equo giudizio.

«I nostri atti sono parziali. Abbiamo discusso su un’archiviazione e, in sede di udienza preliminare, sulla posizione di una persona, in base ad atti che non corrispondono pienamente a quelli dell’indagine», l’obiezione mossa dalla difesa e dalle stesse parti civili dinanzi al giudice Salutini e al pm Dominijanni. L’errore riguarderebbe svariate centinaia di pagine. Pagine mancanti rispetto al fascicolo-madre, originale e ‘corretto’, con cui è stata invece giudicata l’insegnante di sostegno (Roberta Castellani, difesa dall’avvocato Carlo Porcaro D’Ambrosio) e assolta meno di un mese fa. Atti importanti che potrebbero stravolgere la vicenda giudiziaria. Non c’è l’autopsia sul corpicino della piccola, non ci sono i rilievi fotografici realizzati nell’immediatezza del fatto, non ci sono gli oggetti sequestrati. Difesa e parti civili hanno sollevato quindi la questione di nullità di quanto fatto finora nei confronti della Polvani o quantomeno di inutilizzabilità degli atti, considerati parziali. Il rischio adesso è quello di dover azzerare tutto per rifare un processo con gli atti completi, frutto diretto delle indagini. Oppure, in alternativa, continuare il processo sugli atti utilizzati nel rinvio a giudizio che però sarebbero risultati parziali. Il giudice dovrà decidere entro la fine del mese.

L’Iimprevisto «tecnico» ha lasciato senza parole anche i nonni di Marianeve (parte civile con l’avvocato Salvatore Salidu), ieri in aula per ribadire la loro silente e instancabile richiesta di giustizia. Impossibile contenere i dubbi che esplodono ora, inevitabilmente, anche sulle decisioni prese – stando all’ipotesi avanzata ieri – «su un terzo dell’indagine». Che cosa valgono? Che cosa possono valere? Quali scenari altri avrebbero potuto costituirsi? L’unica certezza è che un giusto processo deve svolgersi sugli atti d’indagine: è un diritto degli stessi imputati e delle parti offese che cercano la verità. Da qui, l’ipotesi della necessità di ricominciare da capo, accolta anche dalle parti civili. La scomparsa di Marianeve – sei anni, un angioletto amato da tutti e ricordato con mille progetti e con le favole della nonna – deve trovare una spiegazione.

Elisa Capobianco