Un incontro, una preghiera per "non dimenticare". Era il 9 ottobre 2010, alle 9.45 locali, nel Distretto di Gulistan in Afghanistan, un ordigno esplode al passaggio di un convoglio militare italiano facendo saltare in aria un Lince che scortava una colonna di camion. Muoiono quattro militari italiani: fra questi il pisano Francesco Vannozzi, caporal maggiore scelto del 7° Reggimento Alpini di stanza a Belluno. Aveva solo 26 anni...

Un incontro, una preghiera per "non dimenticare". Era il 9 ottobre 2010, alle 9.45 locali, nel Distretto di Gulistan in Afghanistan, un ordigno esplode al passaggio di un convoglio militare italiano facendo saltare in aria un Lince che scortava una colonna di camion. Muoiono quattro militari italiani: fra questi il pisano Francesco Vannozzi, caporal maggiore scelto del 7° Reggimento Alpini di stanza a Belluno. Aveva solo 26 anni ed alle sue spalle già diverse missioni di pace all’estero. Impegnato nel volontariato, in particolare nel servizio antincendio sui Monti Pisani, "era disponibile per la collettività e, per questo, aveva deciso di lasciare la sua attività di ragioniere per arruolarsi negli Alpini e rendersi disponibile per compiti di solidarietà al di fuori dei confini nazionali nelle missioni di sicurezza e di pacificazione", spiegano dal gruppo Alpini pisani. Sono passati 10 anni, "ma il sorriso di quel volto ed il suo sacrificio sono indelebili per tutti coloro che lo hanno veramente conosciuto. Fra questi i suoi comandanti, i suoi commilitoni ed il Gruppo Alpini di Pisa", il ricordo.

Gli alpini, nel 1920, "all’indomani della grande tragedia appena conclusa, sentirono l’impegno di non dimenticare i loro commilitoni caduti. E lo scrissero nella Pietra! Per gli alpini la morte non è una separazione definitiva: è un “andare avanti”. Allungare il passo su uno dei sentieri che salgono la montagna e scomparire temporaneamente alla vista, ma rimanere in contatto di spirito fino a ritrovarsi sulla vetta dove si sono raccolti tutti i vecchi compagni. Non una immagine retorica ma un comune sentire che trascende dall’insegnamento della montagna".

"Per non dimenticare", in questi dieci anni si sono ritrovati, puntualmente, di fronte alla stele che lo ricorda, a San Giovanni alla Vena. E lo faranno anche venerdì 9 ottobre alle 10,30 al cimitero di San Giovanni alla Vena assieme al 7° Alpini ed alle altre autorità militari, civili e religiose. Nell’attentato lo ricordiamo, morirono anche: Sebastiano Ville (nato a Lentini, provincia di Siracusa,), il caporal maggiore Marco Pedone (di Lecce) e Gianmarco Manca di Alghero. Un quinto militare rimase ferito.