Pisa, 27 gennaio 2021 - "Voleva creare il danno maggiore possibile". Giacomo Franceschi, l'ex volontario dell'antincendio boschivo 40enne, per la procura di Pisa deve essere condannato a 15 anni per il rogo del Serra del 24 settembre 2018. È la richiesta del pubblico ministero Flavia Alemi che ha parlato per 8 ore tra metà gennaio e stamani (27 gennaio 2021). Si chiuderà dunque a breve il processo in corso al Tribunale di Pisa per incendio doloso e disastro ambientale. In aula, erano presenti anche il procuratore capo Alessandro Crini, che ha seguito il caso, e le tre parti civili (i Comuni danneggiati). Non c'era, stavolta, per indisposizione, l'imputato che ha assistito a tutte le tappe della vicenda giudiziaria. Undici le case distrutte in quell'evento, 700 le persone evacuate tra Montemagno e Noce. 

Lunghissima la requisitoria nella quale si è ricostruita non solo quella notte, ma anche gli episodi di fuoco precedenti in quell'estate a Calci (non contestati), lo stato psicologico del giovane ritenuto colpevole, le "sue contraddizioni" e il percorso di Google Maps che i carabinieri hanno trovato sul suo cellulare, le intercettazioni e le telecamere che lo avrebbero ripreso in discesa dal monte in orario compatibile per accendere la miccia, un ordigno con avvio "lento". Uno zampirone, secondo l'accusa. 

"Quella sera non ero sul Serra", si è difeso Franceschi, quando ha deposto davanti al collegio (presidente Dani, a latere Iadaresta e Grieco). "Sono salito sul monte solo dopo", ha spiegato ritrattando quello che aveva detto quando fu sottoposto al fermo il 18 dicembre 2018. Si attende ora l'arringa del difensore, l'avvocato Mario De Giorgio.