Paolo Ghezzi coi soci Avis al tuffo di Befana a Marina
Paolo Ghezzi coi soci Avis al tuffo di Befana a Marina

Pisa, 22 febbraio - Sono 48 gli anni dalla Fondazione di Avis Pisa, dal 1993 guidata dal presidente Paolo Ghezzi. Un ‘traguardo’ che sarà celebrato domenica nell’assemblea che, a partire dalle 10, vedrà i volontari riunirsi alla Gipsoteca di Arte Antica in piazza San Paolo all’Orto. Il via vedrà i saluti del sindaco Michele Conti e gli interventi di Luciano Franchi in rapppresentanza di Avis Toscana e del dottor Alessandro Mazzoni del Centro trasfusionale. Al presidente Paolo Ghezzi il compito di pesentare la relazione annuale – con numeri e riflessioni –, al tesoriere Michele Froli quello di procedere con l’approvazione del bilancio. Poi scatterà il momento delle premiazioni per i donatori, da quelli ‘storici’ con oltre 100 donazioni nel curriculum fino a coloro che si sono avvicinati più recentemente all’associazione. Una realtà consolidata sul territorio che sconta però, anche quest’anno, la pesantissima crisi del settore.

«Affrontiamo un calo costante e generalizzato – commenta il presidente Paolo Ghezzi – Dal 2012 ad oggi, nonostante l’enorme lavoro dell’associazione con i suoi 3.309 nuovi iscritti, Avis Pisa ha registrato una flessione enorme: oltre 1350 donazioni in meno». Un dato che si inserisce in un contesto – quello del comparto trasfusionale pisano – che il presidente Ghezzi definesce «allarmante»: «Nel triennio 2014-2017, secondo quanto comunicato dal Centro, la riduzione è di oltre 4 donatori per ogni giorno di apertura. E c’è un calo generalizzato anche a livello regionale con circa il 3% di decremento che in alcune zone della Toscana arriva a sfiorare il 5%. Tutto ciò nonostante nel nostro paese siano oltre 650mila le persone che sono state beneficiate di trasfusione, quasi 1 abitante ogni 100». I motivi di questo allontanamento dalla trasfusione sembrano essere ormai tanto evidenti da essere un campo sul quale è necessario riflettere e lavorare: «Avvicinarsi al dono è diventato un vero percorso ad ostacoli: le tante esclusioni per criteri geografici, per stili di vita, per stato di salute, per motivi anagrafici o esiti delle anamnesi se da un lato tendono, giustamente, a tutelare il ricevente dall’altro rendono il dono un traguardo difficile da raggiungere. Ma a parte questo credo che il punto sia anche la necessità di recuperare quei valori fondanti di una comunità che si stanno perdendo sempre più». Una situazione difficile con conseguenze a più livelli: «Il calo delle donazioni si traduce – conclude il presidente Ghezzi – anche in problemi di bilancio. Il volontariato non può essere la unica o principale risorsa. Le sedi Avis di dimensioni medio grandi come Pisa devono affidarsi a personale dipendente e sedi strutturate per garantire tutte le attività quotidiane e la gestione delle migliaia di soci che ne caratterizzano l’ossatura. Per questo abbiamo bisogno più che mai di sostegno e di collaborazione».

Francesca Bianchi