Un ragazzino picchiato dal branco (foto d’archivio)
Un ragazzino picchiato dal branco (foto d’archivio)

Pisa, 26 febbraio 2020 - Scuole pisane ancora nella bufera. Dopo le occupazioni violente del mese scorso e il ‘caso’ del liceo classico Galilei – con il documento degli studenti contro le ‘intemperanze’ e gli atteggiamenti sessisti e offensivi dei prof – spunta una nuova vicenda che coinvolge una psicoterapeuta impegnata in progetto contro il bullismo e un docente. Teatro: una scuola superiore cittadina, il liceo artistico Russoli, che sull’episodio ha avviato le proprie verifiche. Il progetto si chiama"Fair Play" ed è promosso dalla dalla cooperativa sociale Paim in collaborazione con la Società della Salute della Zona Pisana e finanziato dalla Regione Toscana. Progetto che recentemente ha portato anche a uno spot contro il bullismo con il volto di Cristiano Militello.
Il lavoro in corso nella classe riguardava il tema della paura. Ma si è improvvisamente interrotto. "Ho deciso di non sporgere denuncia come in realtà molti mi hanno consigliato. Preferisco rendere pubblico cosa è successo e chiedere scuse ufficiali" dice la dottoressa Simona Cotroneo che parla di ‘violenza verbale’ inaccettabile.
«Scrivo a lei professore X, perché ieri durante le ore dedicate al progetto FairPlay è entrato in classe senza presentarsi o salutare, e furioso e in modo aggressivo davanti a 50 studenti ha iniziato ad offendermi senza alcun motivo. Caro professore X vorrei dirle che oltre alle offese e la diffamazione gratuita nei miei confronti, la cosa che più mi ha colpito di questo episodio è stato il suo atteggiamento aggressivo, il tono di voce, la postura e l’aria minacciosa con cui si è rivolto a me.. e poi gli sguardi degli studenti attoniti, mentre in classe si stava svolgendo un laboratorio proprio sulla paura, che fa parte di un percorso del progetto FairPlay (prevenzione e sensibilizzazione sui fenomeni di violenza e disagio giovanile) un progetto approvato dal collegio docenti di cui farà parte immagino. Se non approvava il progetto, il lavoro o chissà cosa, mi chiedo il motivo per cui non mi ha chiamata fuori dall’aula per chiedere informazioni, per parlare da persone adulte... Molto più semplice invece rivolgersi nei confronti di una donna con quella supponenza, arroganza e aggressività, screditando il mio lavoro e la mia persona davanti a 50 studenti che stavano lavorando tranquillamente?". La psicoterapeuta prosegue: "Sembra paradossale ma proprio mentre si lavorava sulla prevenzione, sul bullismo e cyberbullismo un esempio lampante di violenza viene agita nei miei confronti. Cosa dovrebbero pensare i suoi studenti? A cosa dovrebbero credere, a quali valori e a quali parole se il mondo degli adulti esibisce tutto questo? Questo è un mondo davvero paradossale e non dobbiamo stupirci se poi assistiamo a fenomeni di violenza tra ragazzi, noi adulti dobbiamo solo tacere". La richiesta è chiara: "Scuse pubbliche in un’assemblea con tutti gli studenti". Il tutto con un intento, comunque, educativo: "Credo che sia un’occasione per parlare con i ragazzi di quanto è difficile controllare i propri stati emotivi, quanto è difficile apprezzare il lavoro degli altri, quanto è difficile avere rispetto dell’altro...". Ribaltando un’aggressione verbale in un mom ento di crescita.
Francesca Bianchi
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