Il Prof. Francesco Menichetti
Il Prof. Francesco Menichetti

Pisa, 30 luglio 2021 - "Stiamo assistendo alle conseguenze della diffusione galoppante della variante Delta che non è una variante benigna: determina infezioni ad alta carica virale, quindi molto contagiose". Così il virologo Francesco Menichetti, primario di Malattie infettive all'ospedale di Pisa, commenta all'Adnkronos Salute i dati del monitoraggio settimanale Iss-ministero della Salute sull'andamento di Covid-19 che vede l'indice Rt a livello nazionale in forte crescita e la prevalenza della variante Delta al 94,8%.

"L'eziologia attuale del Covid con la predominanza della variante Delta - spiega l'esperto - impone la massima cautela perché può colpire, seppure in modo sporadico anche i vaccinati a ciclo completo che potrebbero essere, in casi particolari, anch'essi diffusori di contagio. Quindi bisogna rafforzare insieme alla politica vaccinale - ammonisce il virologo - anche i buoni comportamenti. Bisogna recuperare in modo sistematico l'uso della mascherina anche per i vaccinati a ciclo completo".

I giovani

"Questa infezione è intensa soprattutto tra giovani millennial non vaccinati e quello che preoccupa è che sta cominciando a tracimare e a generare ricoveri ospedalieri di persone con polmonite, quindi c'è il rischio di rimettere in crisi il sistema ospedaliero anche se io mi auguro fortemente di no", dice Menichetti. "Il contagio - dice l'esperto - difficilmente è contenibile tra i giovani non vaccinati in periodo estivo con aggregazione in luoghi di vacanza, quindi potremmo arrivare a 10mila e probabilmente anche a 20mila e 30mila contagi al giorno. Il problema - avverte - è cercare di capire quanto di questo contagio si trasformerà in necessità di ricovero, occupazione di posti letto e terapie intensive, perché allora avremo di nuovo una situazione difficile, anche danneggiando gli altri malati perché - ricorda Menichetti - se l'ospedale si trasforma progressivamente in ospedale Covid disattiva i presidi non Covid. Ecco perché - conclude il virologo - bisogna insistere molto sulla spada e lo scudo: la spada è il vaccino e lo scudo è l'utilizzo delle protezioni".

Il plasma

"Con la circolazione delle varianti" di Sars-CoV-2, "donatori di plasma guariti da malattie provocate da varianti sono donatori potenzialmente molto utili, perché è molto probabile che quel plasma iperimmune abbia gli anticorpi diretti contro la variante che ha infettato il donatore", ha detto Menichetti, coordinatore nazionale dello studio sul plasma iperimmune contro Covid-19. Insomma la terapia con il plasma iperimmune potrebbe tornare a essere usata contro le varianti? "Io penso che la raccolta di plasma iperimmune, se viene proseguita, è sempre un fatto positivo e potenzialmente utile", sottolinea Menichetti. "E' sempre importante - conclude - perché le cose hanno la loro evoluzione e poi si vedrà".

Terza dose

"Se è vero come è vero che questa variante Delta ha una capacità di escape vaccinale, perché sappiamo che la protezione di un ciclo completo di Pfizer è protettivo al 70% nei confronti della variante e un ciclo completo di AstraZeneca copre al 60%, si pone il tema dell'aggiornamento dei vaccini e della terza dose per i pazienti a maggior rischio", dice ancora Menichetti. "Io non mi limiterei agli immunodepressi" che sembra essere l'indicazione del governo ma "ragionerei subito in termini di popolazione un po' più ampia, partendo dagli ultra60enni, ma soprattutto - ribadisce il virologo - pensando all'adeguamento di un preparato vaccinale a mRna più adeguato alla variante Delta. Non si tratta - dice - di fare solo una terza dose".