Covid
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Pisa, 22 novembre 2020 - Ecco i consigli dell’infettivologo Menichetti.

1) «Sono al sicuro questa è la mia famiglia»

Tutti abbiamo ben chiaro – almeno in teoria – che cosa sarebbe giusto fare per limitare il contagio. Le mascherine, il distanziamento, l’igiene: sembra facile, non è vero? Eppure, quando la teoria si declina in vita quotidiana, ci sono errori che ripetiamo continuamente. Alcuni nostri comportamenti sono dettati da un profondo retaggio culturale o da una volontà di auto-protezione. Un esempio? Casa uguale sicurezza. Famiglia uguale sicurezza. Non è vero? "Eppure è proprio questo – spiega Francesco Menichetti, infettivologo e direttore di malattie infettive dell’Aoup – uno degli errori più comuni. Si è propensi a considerare sicure le piccole riunioni familiari sia che esse siano fra amici che parenti". "In simili circostanze – continua il professore – non vengono più rispettate le regole base: niente mascherina, zero distanziamento. Si è portati a pensare: ‘Tanto siamo in famiglia. Che mai può accadere? Il virus è là fuori, non qui’. E invece, purtroppo non è così: se un familiare o un convivente è infetto (oppure noi stessi siamo contagiati) rischiamo davvero grosso".

2) "Ho paura. Faccio subito un tampone"

Ormai siamo circondati. Tutti noi abbiamo amici, conoscenti o colleghi che sono rimasti infettati. Oppure – in modo più indiretto – siamo a contatto con persone che sono state, a loro volta, a contatto con positivi al Covid. Ecco, allora, un altro errore da evitare: voler fare subito gli accertamenti per combattere la paura. «Capisco l’emotività – spiega il professor Menichetti –, ma è inutile fare il test molecolare troppo precocemente. Dopo l’esposizione al contagio sono necessari almeno 5-7 giorni di attesa. Giorni che devono essere passati, ovviamente, in quarantena preventiva».

3) «Se un luogo è aperto... non rischio»

Ancora una volta la percezione del rischio deve essere ben valutata. Siamo abituati – culturalmente – a pensare che se un’attività è aperta, allora non vi sia alcun pericolo. Purtroppo, però, non è così: «Se una attività è consentita dallo Stato – aggiunge ancora il professor Menichetti – non significa che sia necessariamente a basso rischio». Un esempio concreto: «Penso – continua il professore – a fare la spesa al supermercato. I market sono aperti, ma non per questo possiamo ignorare tutte le regole di prevenzione che restano imprescindibili. «Aperto» non vuol dire senza Covid. Questo non dobbiamo dimenticarlo mai».

4) «Indosso la mascherina. Basta così!»

Contro il Covid non abbiamo scelta. Non possiamo limitarci ad alzare le spalle e dire: ‘Stiamo lontani così togliamo la mascherina’. Anche questa è una tentazione che dobbiamo combattere nella nostra vita quotidiana: «Tendiamo a pensare alle regole di prevenzione (mi riferisco in particolare alla mascherina, al distanziamento e al lavaggio delle mani) come alternative l’una con l’altra – spiega l’infettivologo Menichetti –. La realtà però è opposta. La mascherina non è un’alternativa al distanziamento. Né viceversa. Si tratta piuttosto di un insieme di comportamenti che vanno adottati tutti insieme e nello stesso momento».

5) «Non è un mio problema: sono immune»

Abbiamo visto alcune forme di auto-protezione psicologica che dobbiamo cercare di combattere nella nostra vita quotidiana. Non dobbiamo considerare immune la nostra casa e i nostri parenti; non dobbiamo considerare immuni tutte le attività che sono rimaste aperte (dal supermercato al negozio sotto casa); ma soprattutto non dobbiamo considerare noi stessi al di sopra di questa pandemia. «Talvolta – spiega ancora Menichetti, – siamo portati a sottovalutare l’entità e l’impatto di questa malattia». Insomma, non dobbiamo pensare che la questione non ci riguardi: «Magari suggestionati dai profeti minimalizzatori (fulgidi esempi tra esperti di vario tipo)». Negare il problema non significa eliminarlo. Anzi. Menichetti allora consiglia di seguire l’andamento locale del virus: «Dobbiamo capire dove viviamo – conclude il professore – e avere un quadro della situazione nella nostra zona: quanti infetti vi sono? quante persone in ospedale? Quanti deceduti? Essere informati ci richiamerà ad un più attento e rigido comportamento preventivo».