Il professor Francesco Menichetti, direttore dell’Unità operativa di Malattie infettive
Il professor Francesco Menichetti, direttore dell’Unità operativa di Malattie infettive

Pisa, 9 settembre 2019 - Infezioni in ospedale, «serve un cambio di passo». Lo ripete da tempo il professor Francesco Menichetti. L’allarme è stato lanciato dalla Regione negli ultimi giorni. Ma, in realtà, il problema esiste da tempo. «Insomma – riassume il direttore dell’Unità operativa di Malattie infettive – piove sul bagnato».

Qual è la situazione locale?

«Da anni (in modo endemico, cioè si parla di presenza costante) è caratterizzata dalla presenza del germe resistente della Clepsiella kpc, alla quale, adesso, si è aggiunto un focolaio epidemico di batteri produttori di New Delhi. Un quadro, questo, che interessa tutta l’area vasta nord ovest della Toscana: da novembre 2018 il fenomeno si è manifestato e, mano a mano, intensificato».

Si calcola che in Toscana, siano 67 le infezioni, 31 a Cisanello. Perché a Pisa ci sono numeri così alti?

«Perché abbiamo l’ospedale più grande e il maggiore movimento di malati. I germi arrivano con i pazienti e viaggiano con loro. Si spostano da un reparto a un altro e dal policlinico fino alle residenze sanitarie assistite e viceversa».

Ma che cosa si può fare?

«La Toscana ha grandi professionisti e ha le competenze necessarie. Certo, però, occorrono risorse per aumentare il personale e la sorveglianza».

In che cosa consiste?

«La sorveglianza microbiologica è fondamentale. E’ necessario identificare immediatamente con il tampone il paziente colonizzato e isolarlo subito. O attraverso una camera singola o con un’assistenza infermieristica dedicata. Si devono rispettare le norme igieniche. Si tratta di regole di isolamento da contatto».

Le principali?

«Lavarsi le mani, indossare sovrascarpe e copricamice...».

E nei nostri ospedali questo non accade?

« Abbiamo strutture moderne, dotate di attrezzature ottime, disponiamo di personale qualificato, ma, per quanto riguarda i germi resistenti, nel nostro paese, abbiamo i dati più preoccupanti di tutta Europa. A novembre 2018 l’Ecdc, il Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie, ha pubblicato un report a livello Ue che riguarda il 2015, ci sono state oltre 600mila infezioni provocate da germi resistenti, più di 200mila in Italia. Degli oltre 30mila morti, 11mila sono italiani».

Una sorta di buco nero.

«Un’emergenza che va avanti da anni e che richiede un grosso impegno da parte di chi ci amministra. Politica e amministratori devono mettere al centro un’azione a tutela della salute del paziente per il rischio infettivo in ospedale. Servono una presa di coscienza e interventi forti di educazione, aggiornamento, sorveglianza, ripensando anche l’organizzazione del lavoro».