Terme
Terme

Firenze, 21 maggio 2020 - Le Terme vogliono la riapertura di tutti gli stabilimenti. Per adesso infatti è possibile la riapertura sono delle cure riabilitative. Per esempio in città è aperto lo stabilimento delle Redi. Stamani ci sarà un incontro in videoconferenza fra tutti i sindaci dei comuni termali e l’assessore regionale all’ambiente e al termalismo del suolo della Regione Federica Fratoni. Nonostante la decisione di vietare l’apertura dei centri termali sia stata presa dal Governo centrale, gli assessori regionali si sono detti disponibili a fare da ponte e ascoltare le richieste dei vari sindaci. A puntare per la riapertura sono in particolare le strutture che hanno al loro interno piscine termali.
"Riaprono centri estetici e piscine ma le terme restano vietate. Un’inspiegabile disparità di trattamento in danno del sistema termale, che è anche un presidio sanitario".

Massimo Caputi, presidente di Federterme, non è stato tenero nella lettera che ha inviato al presidente del consiglio Conte, ai ministri della salute e del turismo Speranza e Franceschini, al presidente della conferenza delle Regioni Bonaccini e al direttore generale dell’Inail, Lucibello. Ha parlato in difesa di un comparto che non può ancora riaprire, che rischia fallimenti e chiusure traumatiche, che conta su 330 strutture operanti in tutta Italia e dà lavoro a più di 60mila addetti. In Toscana sono 21 le strutture interessate, oltre 10mila gli addetti del settore. Che restano ancora in cassa integrazione.

Per Caputi, che è anche alla guida delle Terme di Saturnia e ha dichiarato interesse per la gestione delle Terme di Chianciano e in passato è stato anche lo ha fatto per le nostre Terme, la decisione del Governo è generata da errori marchiani. "Ci sono incomprensibili incongruenze che riguardano l’attività delle aziende termali e che rischiano di pregiudicare in modo irreparabile la vita del settore. Due esempi per tutti: sono stati autorizzati i centri estetici e le piscine, ma vietati i centri termali. Dal punto di vista autorizzatorio - scrive il presidente di Federterme - non vi è alcuna differenza tra l’attività di estetista e quella di centro benessere, entrambe sono autorizzate in base alla legge numero 1 del 1990, e ciò rende inspiegabile la chiusura dei centri benessere termali. E’ necessario consentire la loro apertura, come è prevista l’apertura delle spa negli alberghi". A questa incongruenza si aggiunge anche la riapertura delle piscine ordinarie, che rende il veto su quelle termali ancora più beffardo e incomprensibile.

"Si deve prevedere - tuona Caputi nella lettera - che anche le piscine termali possano riprendere la loro attività, sulla base dei sistemi di sanificazione autorizzati a livello regionale, che garantiscono agli utenti gli stessi standard di sicurezza delle piscine ordinarie. Potremmo anche tener conto - è la concessione di Federterme - del protocollo della Fondazione per la ricerca scientifica termale, che prevede misure ad hoc". L’epilogo della lettera è un riferimento alle risposte dell’Istituto Superiore di Sanità. "Non vi sono prove - scrive Caputi, ricordando il parere dell’Istituto - che Covid-19 possa essere diffuso all’uomo attraverso l’uso di piscine o vasche idromassaggio. Il corretto funzionamento, la manutenzione e un’adeguata disinfezione, assicurano l’inattivazione del virus".

Il termalismo sembra sempre più essere il "brutto anattrocolo" del comparto turistico. Sul tappeto c’è anche la questione dei dipendenti, in cassa integrazione da marzo. Ma che fino ad ora non hanno riscosso un euro.
Pino Di Blasio - Gabriele Galligani