I consigli dell’esperto di olio: "Prezzi livellati, il consumatore ora può scegliere la qualità"

Barachini: "Il costo del prodotto industriale è raddoppiato, un aspetto non del tutto negativo per i nostri prodotti certificati. In Toscana serve più coordinamento per salvaguardare il settore"

Pietro Barachini
Pietro Barachini

Pescia (Pistoia), 2 novembre 2023 – Quello del pesciatino Pietro Barachini è un nome molto noto nel mondo dell’olivocoltura. A lui si deve, nel 2014, la creazione di I-Olive, la prima app pensata per certificare l’olio extravergine di oliva, progetto grazie al quale ha vinto importanti premi nazionali. Con Barachini parliamo della situazione delle olive in questa annata particolare dal punto di vista del raccolti. "Sugli scaffali dei supermercati le bottiglie di olio industriale e comunitario, che veniva venduto a 4 euro, oggi si trova a 8 - considera -. Quelli che erano i principali siti produttivi, in particolare la Spagna, a causa della siccità stanno producendo molto meno. Sono, inoltre, raddoppiati i prezzi dell’energia, e aumentati quelli per il trasporto. Questo, però, non è del tutto negativo. Sugli scaffali si trovano oli comunitari, oli nazionali certificati, oli locali certificati. Con i prezzi che si sono avvicinati, il consumatore opta per la maggior qualità, per l’olio locale certificato, anche se anche in Toscana si registrano un calo nella produzione e un aumento nei costi".

Come è la situazione, nella nostra regione? Barachini chiarisce: "Nell’ultimo anno si sono affacciati, in particolare nel sud della Toscana, investitori esterni al mondo dell’olivocoltura, che hanno dato vita a piantagioni superintensive, anche con varietà non autoctone. Il mercato, purtroppo, non è regolamentato. In Toscana la parte produttiva seria si è divisa, fra chi ha abbandonato, a causa di costi insostenibili, e chi, invece, ancora investe. L’industria prima si limitava a imbottigliare e distribuire, oggi produce, fa agricoltura. Una piccola parte degli olivi delle piantagioni superintensive viene da Pescia. Ma una parte del comparto pesciatino ha perso un treno".

Cosa intende dire? "Il tavolo che fu istituito in Regione Toscana non è mai decollato, non c’è coordinamento. Ognuno fa come vuole. Anche per questo è un fattore positivo che il prezzo finale sia aumentato: il consumatore è portato a spendere di più su prodotti locali, ad alta qualità. In Toscana, però, non sono stati fatti investimenti strutturali sulle colline, necessari per creare i bacini per il recupero delle acque. L’olivo produce solo se ha acqua; nelle condizioni attuali la produzione si dimezza, una situazione che rischia di diventare cronica. L’olio toscano si identifica nelle colline. Se le abbandoniamo, non ci resta niente, nemmeno dal punto di vista turistico. Insomma, il solo aspetto positivo è che anche gli altri paesi hanno subito un forte calo. Quello toscano, però, è di oltre il 40%. Manca programmazione. I produttori ci sono, anche a Pescia. Ma senza coordinamento non sanno come fare. Il 50% degli oliveti collinari già adesso non è più produttivo, e dovrà essere sostituito. L’importante, in questo momento critico, è che i produttori non si facciano prendere dal panico: non devono abbassare i prezzi".

e.c.