Il futuro delle Terme: "Unità della politica per il bene della città"

L’ex sindaco Vannini: "Maggioranza e opposizione lavorino insieme". E sulla priorità da cui ripartire: "Un piano per discutere con pubblico e privato".

Il futuro delle Terme: "Unità della politica per il bene della città"

Il futuro delle Terme: "Unità della politica per il bene della città"

"A Montecatini non c’è un progetto di città. Viviamo immersi nella sindrome della bella addormentata e del pugile suonato. Riprendiamo iniziativa e troviamo una soluzione unitaria delle Terme". Carlo Vannini è stato sindaco della città dal 1993 al 1995, ultimo senza l’elezione diretta. Durante la sua amministrazione portò avanti una battaglia politica unitaria per il passaggio della proprietà, gratuito, a Regione e Comune, poi concretizzatosi in seguito, durante la giunta di Corrado Messeri. "All’epoca – ricorda Vannini – l’economista Paolo Savona, ministro dell’Industria del governo guidato da Carlo Azeglio Ciampi, voleva privatizzare completamente le terme italiane. Una prospettiva del genere era senza dubbio preoccupante: questa azienda rappresenta la nostra identità e non potevamo permettere che accadesse. Montecatini seppe rispondere in maniera unita".

Cosa accadde?

"Andammo tutti a Roma per protestare sotto la sede del parlamento. Il compianto Guido Taddei, consigliere comunale del Movimento Sociale Italiano, poi esponente di Alleanza Nazionale, sullo stesso autobus con i militanti di sinistra e le loro bandiere. Fu un momento bellissimo, negli anni successivi lo ricordò sempre con grande piacere. Così come i sindacati furono accanto alle associazioni di categoria in questa battaglia. In quel momento, a Montecatini c’era un sentire comune molto forte".

Come mai eravate contrari alla privatizzazione totale delle Terme?

"La nuova proprietà privata avrebbe avuto il coltello dalla parte del manico nei rapporti con il Comune, anche se l’amministrazione è comunque dotata di strumenti urbanistici che possono impedire qualsiasi tentativo di snaturare l’identità termale. Anche prima del passaggio a Regione e Comune, riuscimmo a ottenere la nomina di un amministratore unico scelto in base a criteri di sussidiarietà e arrivò Pierluigi Gentili".

Cosa ne pensa dell’attuale clima in città sulla vicenda Terme?

"È come se ci fosse stata una resa, quando sarebbe proprio il momento di giocare la partita come Sinner e, con un colpo di schiena, ribaltare tutto. Con intelligenza e determinazione, dobbiamo agire per quello che ci è consentito. Mi viene un senso di grande tristezza quando passeggio lungo viale Verdi. Un progetto e un disegno di città dovrebbero partire da Montecatini. Maggioranza e opposizione devono lavorare insieme, a mio avviso sono ancora in tempo".

Quali sono gli aspetti su cui intervenire?

"Sembra che le Terme, in sé per sé, non producano utile. Ricordiamoci che i potenziali investitori privati venuti a chiedere informazioni avrebbero voluto anche altro. Non voglio accusare nessuno, ma ricordiamoci che è stata la divisione a portare il cavaliere nero a Montecatini. Non andiamo più a fare i questuanti per mandare avanti le Terme, ma elaboriamo noi un progetto per ripartire su cui potremo discutere con pubblico e privato".

Daniele Bernardini