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5 ago 2017

Via dei Limoni, le analisi non bastano. «Isolare i rifiuti, il prima possibile»

Il geologo Vaselli replica al Comune: «Rischi ambientali e sanitari»

5 ago 2017
francesco scolaro
via limoni
Residenti di via dei Limoni
via limoni
Residenti di via dei Limoni

Massa, 5 agosto 2017 - Discarica di via dei Limoni, non basteranno le analisi di falda del Comune per escludere «potenziali rischi ambientali, sanitari e di sicurezza nei luoghi di lavoro» dovuti alla «presenza di una sorgente di contaminazione primaria senza adeguata messa in sicurezza». Parola del geologo Luca Vaselli che replica così alla precedente nota degli uffici tecnici di palazzo civico che volevano escludere qualsiasi tipo di pericolo. Il geologo, lo stesso che, per conto di una società privata proprietaria del terreno adiacente ai binari della ferrovia, ha effettuato le prime analisi sulla discarica oltre 30 anni dopo la sua chiusura, ha inviato tutto il pacchetto a Comune, Regione, Arpat, Asl, vigili del fuoco, Prefettura e Procura.

Sei punti che si concludono proprio con l’elemento chiave: i rischi potenziali. Vaselli non ci sta a subire alcun tipo di ‘illazione’ sullo studio effettuato: «Sono stati condotti specifici campionamenti e analisi usufruendo della competenza di tecnici specializzati e laboratori di analisi certificati». Verifiche che hanno scoperto «la presenza di una sorgente di contaminazione primaria». E i rischi collegati non possono essere eliminati con delle semplici analisi di falda, secondo Vaselli: non si sa che cosa ci siain quella discarica, attiva fra gli anni ’60 e ’70, chiusa e poi venduta ai privati nel 1984. Non si sa perché analisi approfondite non ne sono mai state fatte: il sito è stato inserito alla fine degli anni ’90 in un elenco di discariche di cui tenere ‘memoria storica’, allegato al Piano delle bonifiche della Regione Toscana. L’unica soluzione, ora, è isolare i rifiuti nella discarica (che, ricordiamo, è profonda circa 13 metri) dai terreni sottostanti. E per farlo servono fondi, dalla Regione e dal Ministero.

Il geologo entra nel merito di tante ‘imprecisioni’ che sarebbero state commesse dagli uffici di palazzo civico. La discarica non è soltanto ‘ex Langione’: «A partire dall’aprile del 1971 il Comune subentrò alla ditta Carla Langione Eredi di Roma nella gestione del servizio di nettezza urbana e della discarica di via dei Limoni». La nota, inoltre, richiamava le analisi effettuate da Ambiente Sc ad aprile del 2016 che avrebbero escluso il possibile inquinamento della falda. «Nell’ambito di tali indagini – scrive Vaselli – sono stati campionati e analizzati solo i terreni al di sotto del corpo dei rifiuti. Non c’è alcun tipo di considerazione sulla falda». Per quanto riguarda la natura dei rifiuti, il geologo ribadisce che sul sito è stata fatta solo una verifica documentale, da parte di Arpat. I risultati dei suoi controlli, invece, evidenziano sostanze cancerogene o tossiche fino a 50 volte oltre il limite per le acque sotterranee, fatto questo che fa venire «meno i requisiti» per escludere la discarica dal Piano di bonifica.

«Sono necessari – scrive ancora – interventi tempestivi di messa in sicurezza di emergenza mirati a isolare e contenere gli inquinanti nel sito». Non si può escludere neppure l’influenza con i pozzi di Gaia, allo stadio, distanti poco più di 100 metri: «L’andamento di falda è perturbato dalla presenza de pozzi che emungono acqua in particolare durante i periodi di maggiore siccità che possono determinare una completa inversione». La valutazione di Vaselli, peraltro, si basa su documenti elaborati dallo stesso Comune di Massa, allegati al Piano strutturale, dove è evidente che in periodo di secca la falda tende a convergere verso i pozzi di Gaia a monte, che proprio in quei giorni pompano più acqua».

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