Sala operatoria (foto di repertorio)
Sala operatoria (foto di repertorio)

Massa, 20 giugno 2019 - Un’odissea che va avanti dal 20 luglio dello scorso anno fino ad aprile. Un’odissea della quale non si vede la fine. Un calvario sanitario di una cittadina massese quarantenne – della quale non mettiamo il nome per motivi di privacy – che dovrebbe affrontare nel giro di pochissimo tempo una delicata operazione alla colonna vertebrale. Un intervento chirurgico delicato e complesso dal quale dipenderanno anche la sua integrità fisica e la sua autonomia. Ma la data dell’intervento chirurgico è ancora una chimera. Se non sarà trovata una soluzione la nostra lettrice si rivolgerà ad un studio legale per tutelare la sua salute. La nostra lettrice racconta la storia: «E’ iniziato tutto con un problema alla spina dorsale nel luglio del 2018. Il dolore mi faceva restare senza fiato. Ho fatto tutta la trafila necessaria per capire di cosa si trattasse, e come si può immaginare in questa sanità tra un esame e l’altro sono trascorsi alcuni mesi. Dalla prima diagnosi sembrava un disturbo banale anche se doloroso. Ma dopo ulteriori esami è emersa una situazione ben più grave e ad aprile è arrivata la sentenza. E’ necessaria una operazione urgente. Ho iniziato quindi la seconda trafila per fissare la data dell’intervento. Ma sapete quale è stata la risposta del Cup di Pisa (Centro unico prenotazioni), il reparto pisano dove dovrei operarmi ed il Cup di Livorno? Mi hanno detto che l’appuntamento per la preospedalizzazione è il 20 maggio del 2020».

La nostra lettrice è sbigottita, arrabbiata ed amareggiata oltre ad essere preoccupata ed in ansia per le sue condizioni di salute. «Sono preoccupata, anzi molto preoccupata. Inoltre in tutti questi mesi sono stata costretta ad una terapia farmacologica per lenire il dolore, una terapia che sono costretta a fare che mi sta causando problemi all’apparato digerente e che mi ha provocato un aumento di peso. Un aspetto non di poco conto che aggrava il problema alla colonna vertebrale. Ho deciso di raccontare la storia a “La Nazione”. Mi sono rivolta e anche ad emittenti televisive nazionali. Credo che sia una vicenda scandalosa e credo che la sanità dovrebbe garantire un servizio diverso. Questa vicenda ha anche risvolti negativi per il mio lavoro. Ho una invalidità al 46%. I dolori non mi danno tregua non posso lavorare anche se desidero farlo e non percepisco la pensione. Mi dite come posso andare avanti? Una soluzione è assolutamente necessaria e se non ci sarà dovrò rivolgermi ad uno studio legale».