Stop alla fauna selvatica. Sindaci e Coldiretti in piazza

Protesta a Firenze davanti alla Regione di oltre 4mila agricoltori e allevatori "Necessario un piano straordinario per la gestione e il contenimento".

Stop alla fauna selvatica. Sindaci e Coldiretti in piazza

Stop alla fauna selvatica. Sindaci e Coldiretti in piazza

Assediati dai cinghiali e dalla fauna selvatica. Sono oltre 400mila in Toscana gli animali a piede libero diventati un’emergenza economica, ambientale, sanitaria e di sicurezza pubblica per tutta la collettività. Ieri a Firenze sono scesi di nuovo piazza i 4 mila tra agricoltori e allevatori di Coldiretti Toscana che, di fronte a Palazzo Strozzi Sacrati, sede della Regione, hanno invocato l’attuazione del Piano straordinario per la gestione e il contenimento della fauna selvatica. In piazza hanno portato insieme a slogan, cartelli, fischietti, la loro rabbia e la loro frustrazione per una situazione che al momento non ha trovato alcuna soluzione. A sostenerli oltre cinquanta sindaci con la fascia tricolore e amministratori locali che vivono la quotidiana difficoltà di gestione della fauna selvatica. Tra questi c’erano anche Matteo Mastrini (Tresana), Claudio Novoa (Mulazzo), Gianluigi Giannetti (Fivizzano), Giovanni Guastalli (Bagnone), Cristian Petacchi (Zeri) e Chiara Ferrari per il Comune di Massa,

Ma il bersaglio è anche un altro: la revisione del Piano faunistico venatorio regionale che "a nostro avviso dovrà mettere al primo posto la salvaguardia della produzione agricola, e quindi della filiera alimentare fondamentale per la nostra sussistenza – dice la presidente di Coldiretti Toscana, Letizia Cesani – ed è questo il motivo per cui chiediamo la ridefinizione dei confini delle zone non vocate a tutte le aree coltivate: dove ci sono produzioni agricole non può esserci fauna selvatica".

Inoltre sulla gestione dell’emergenza della Peste suina africana (Psa), di cui i cinghiali sono il principale vettore, serve un cambio di passo per evitare la sua diffusione che significherebbe dover abbattere, a scopo precauzionale, migliaia di capi di suini sani. Enormi sarebbero le ripercussioni dovute alle restrizioni anche per settori chiave come il turismo. Il rischio è di paralizzare intere porzioni di territorio. L’incubo si trova già nella regione, in Lunigiana, dove i sindaci di 7 Comuni, dopo l’emersione dei primi casi nella vicina La Spezia, sono stati costretti ad attivare le restrizioni. Una preoccupazione che gli agricoltori toscani tramuteranno in un altro presidio, oggi (dalle 15.30 in poi), di fronte alla sede dell’Unione dei Comuni della Lunigiana, a Pontremoli.