Il dibattito su ambiente e lavoro tenutosi a Casette (Scolaro)
Il dibattito su ambiente e lavoro tenutosi a Casette (Scolaro)

Massa, 25 agosto 2019 - «Non prevediamo l’apertura di nuove cave nei Pabe (Piani attuativi dei bacini estrattivi ndr) che stiamo elaborando. Proponiamo la riattivazione di 7 cave, che quindi già ci sono, che non vanno a intaccare il suolo vergine, che hanno già la strada di arroccamento e con la qualità del marmo migliore».

Lo ha dichiarato il sindaco di Massa, Francesco Persiani, al dibattito pubblico svoltosi nei giorni scorsi alla Festa di liberazione alla Casa del popolo di Casette che ha visto protagonisti oltre a Persiani i sindaci di Carrara Francesco De Pasquale, e Montignoso Gianni Lorenzetti, il segretario della Cgil, Paolo Gozzani, Leonardo Becheri esponente di Rifondazione Comunista regionale.

Tema all’ordine del giorno: ambiente e lavoro. Il dibattito, moderato dal giornalista Francesco Scolaro, è partito dalla zona industriale ma si è poi spostato, ovviamente, sul marmo e sul settore lapideo, quello che maggiormente, oggi, mette a confronto tutela dell’ambiente, problemi di occupazione e guadagni milionari.

Tutti d’accordo sulla necessità di dover trovare un equilibrio fra economia, lavoro e rispetto della natura che ci circonda, anche se con tante e importanti sfumature. A fronte della possibile riattivazione (sulla carta) di 7 cave, Persiani ha rassicurato che i principi base dei Pabe saranno quelli di evitare il consumo di suolo, privilegiare l’escavazione sotterranea, e di andare a chiedere al Parco di ridurre le aree contigue e le relative cave di circa il 20%: «Poi scannerizzazioni 3D delle cave, tutela delle sorgenti e dei ravaneti, tracciabilità dei blocchi, criteri di contingentamento e premialità: tutto per far sì che l’imprenditoria si sviluppi in maniera sostenibile».

A fronte di una legge regionale che può e deve ancora essere migliorata, ma rappresenta comunque un ‘primo passo’ in avanti, il sindaco De Pasquale ha evidenziato la necessità di potenziare il concetto di filiera «che non sia soltanto la lavorazione in loco. Con i piani attuativi abbiamo voluto ‘aprire’ a nuove filiere del lapideo non necessariamente legate alle escavazioni e che riguardano turismo, commercio, economia circolare.

Non possiamo neppure pensare che gli aiuti che arrivano per le aree di crisi, poi, vadano a supportare aziende che investono in macchinari per l’escavazione che vanno ad accelerare l’occupazione con un impatto occupazionale diminuito. Così non usciremo mai dalla crisi».

«Il settore del marmo è sempre più spostato sulla parte legata al mercato. I dati dimostrano che ci sono privati con 10 lavoratori che escavano 3 volte la quantità di una cooperativa con 100 dipendenti. Vuol dire che c’è tanto margine per salvaguardare il bene comune, per dare più lavoro, per distribuire più ricchezza. Iniziamo a mettere dei paletti nei confronti di un mondo spesso prepotente, bisogna governarla questa situazione dopo troppi anni in cui molti hanno fatto quello che volevano. Il problema del marmo è che è una risorsa pubblica, non riproducibile, che crea una ricchezza smisurata a favore di pochi e non genera sviluppo».