"Peste suina, quanti disagi per chi lavora"

L'aggravarsi della situazione degli allevatori e coltivatori della Lunigiana a causa della peste suina africana, con pesanti restrizioni e danni causati dai cinghiali. Appello per maggiore considerazione e supporto.

"Peste suina, quanti disagi per chi lavora"

"Peste suina, quanti disagi per chi lavora"

Ci mancava anche la peste suina africana ad aggravare le già difficili condizioni in cui operano gli allevatori e coltivatori della Lunigiana. "Una malattia che colpisce esclusivamente i suini domestici e selvatici, come i cinghiali – dice un esponente degli ’Agricoli della Piana di Filattiera’ – e innocua per l’uomo, ma che comporta pesanti restrizioni specie per chi opera nel settore agricolo, nelle zone dove sono state rinvenute carcasse di cinghiali infettati dalla peste africana e limitrofe. Ad esempio, quest’anno non ci è ancora permesso di acquistare, proprio a causa della PSA per limitarne il diffondersi, i maialetti da ingrasso, come avviene da oltre un secolo. Una voce consistente, quella dell’ingrasso dei maiali ’magroni’, nell’economia delle nostre aziende. Prima ci è stato detto che potevano comprarli solo le aziende agricole a scopo commerciale e non i privati, poi le carte sono state nuovamente cambiate e non si riesce a comprendere chi effettivamente abbia il permesso di acquistarli e in questo momento poi, si sta attendendo un Decreto della Regione per fine mese che dovrebbe infine dettare le modalità ultime per chi intenda comprare ed allevare i maiali". E i cinghiali? "Dove sono presenti, i danni si verificano costantemente - spiega - I prati dove siamo riusciti con tanta difficoltà a fare comunque del fieno e riporlo in magazzino sono stati ’arati’ da queste bestie. Siamo al punto che sta divenendo impossibile anche semplicemente coltivare l’orto per uso familiare: occorre blindarlo... Stop alla propaganda politica sfruttando l’agricoltura, nel concreto non c’è nessuno che ci dia una mano: siamo in ginocchio. Vorrei ricordare che le tante cose buone che finiscono sulla tavola delle famiglie sono frutto del nostro lavoro. Chiediamo solo ci venga dato un minimo di considerazione per non farci chiudere aziende e stalle".

Roberto Oligeri