
Il dottor Vitali Pak con il direttore amministrativo dell’Ospedale del Cuore
Massa, 14 febbraio 2020 - Eccolo, il nuovo primario della Cardiochirurgia Pediatrica dell’Opa. Si chiama Vitali Pak ed è coreano. Prima la Russia, poi l’Italia, a Bergamo e poi all’Opa, dove lavora da 7 anni: dal primo gennaio è responsabile della Cardiochirurgia Pediatrica. Ripercorrerebbe la sua strada? "Certamente, non so fare altri lavori!": risponde così, con una umiltà disarmante, senza specificare che con il suo “lavoro“ ha salvato e salva tante vite, alleviato il dolore di tante famiglie e limitato le conseguenze di cardiopatie che avrebbero potuto limitare i sogni di tanti bambini. Lui che è padre di due figli, una giovane donna di 23 anni che, guarda caso, studia Medicina a Pisa e un adolescente di 15, è nella realtà il babbo adottivo di tanti piccoli pazienti ai quali con il suo “lavoro“ regala i sogni, i progetti, una una parola sola: la vita.
Seduto nella sala convegni dell’ospedale del cuore, affiancato da Marco Torre, direttore ammministrativo, Vitali Pak, superando la sua riservatezza, il suo non sentirsi una persona speciale come la ritengono i suoi pazienti e le famiglie, si racconta a La Nazione.
"Sono di origine coreana. Mio padre Anatoli’y, è ingegnere, mia madre Polina, commercialista. Non c’erano medici in famiglia. Ora ce ne sono tre, mio fratello e mia sorella ed io. Ho studiato in Russia dove il sistema scolastico è diverso da quello italiano: a 22 anni mi sono laureato in Medicina. Per una serie di fattori sono diventato cardiochirurgo pediatrico. È stata una fortuna. Mi sono specializzato a Bergamo e anche questa possibilità è nata dal caso. Un caso fortunato".
Cosa significa per lei essere un cardiochirurgo pediatrico tenere “letteralmente“ il cuore di un bambino in mano, intervenire quando ancora deve nascere, avere rapporti con le famiglie?
"Significa “lavorare“ su un bambino malato e pensare ogni strategia per riparare quel problema. Significa essere vicino alle famiglie, avere con loro un dialogo "caldo". Lavoriamo in équipe, siamo una squadra, tra chirurghi, cardiologici, anestesisti, personale infermieristico e oss, di circa cento persone".
Alle spalle Vitali Pak ha migliaia di interventi: bambini italiani, o che vengono da tutto il mondo, e che si legano al lui per sempre. Il dottor Pak ha nel suo telefono messaggi che raccontano la sua professionalità, la sua vicinanza ai piccoli pazienti, alle famiglie, lui che con il suo “lavoro“ conquista il cuore di tante persone, lui che i cuori li salva, le mette al sicuro, li fa battere.
Come si trova all’Opa?
"Bene. Questo è un ambiente familiare. Non ho mai litigato con nessuno. Quando ho in mano il cuore di un bambino mi concentro sugli aspetti tecnici. Solo sucessivamente arriva il resto. Le emozioni, gli interrogativi".
Con lui in sala operatoria non vola una mosca, si sente solo il cuore di piccolo paziente che batte. L’ennesimo miracolo.
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