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29 giu 2022

La sentenza: "I beni estimati sono privati" La conferma della Corte d’appello di Genova

Il secondo grado di giudizio ha respinto il ricorso del Comune contro il verdetto del Tribunale di Massa. Vale la legge degli Estensi

29 giu 2022
claudio laudanna
Cronaca
La sentenza della Corte d’Appello. prevede che i beni estimati siano privati
La sentenza della Corte d’Appello. prevede che i beni estimati siano privati
La sentenza della Corte d’Appello. prevede che i beni estimati siano privati
La sentenza della Corte d’Appello. prevede che i beni estimati siano privati
La sentenza della Corte d’Appello. prevede che i beni estimati siano privati
La sentenza della Corte d’Appello. prevede che i beni estimati siano privati

di Claudio Laudanna I beni estimati sono privati. Niente da fare per il Comune, la Corte d’appello di Genova ha respinto il ricorso contro la sentenza del tribunale di Massa del 2018 che dava ragione a una trentina di aziende che rivendicavano la proprietà su porzioni delle cave che lavoravano. Come già il giudice Paolo Puzone quattro anni fa, anche i magistrati genovesi hanno respinto la tesi difensiva del municipio accogliendo invece le istanze del pool di legali degli industriali che comprendeva Sergio Menchini e Giuseppe Morbidelli e ancora da Riccardo Diamanti, Roberto Righi, Luigi Cocchi, Antonio Lattanzi, Giovanni Altadonna, Mario Chiti, Antonella Vergine e Roberto Martini. Nel confermare la sentenza di primo grado, in particolare, la Corte d’appello non solo fa esplicito riferimento a un diritto vivente "conforme alla disciplina dei beni estimati come di natura privata", ma ripercorre passo passo lo sviluppo della normativa a partire dall’editto di Maria Teresa del 1751 e ancora prima dagli statuti albericiani del XVI secolo. Secondo l’avvocato Domenico Iaria, che ha curato la difesa di piazza II Giugno, in primo grado il tribunale di Massa avrebbe "erroneamente desunto la natura privata dei beni estimati dall’inerzia del Comune nell’individuare una specifica disciplina degli stessi". Proprio questa situazione di "incertezza giuridica" avrebbe determinato secondo i rappresentanti di piazza II Giugno la sopravvivenza nel tempo di quanto previsto dagli Statuti Albericiani del 1574 e all’Editto del 1751 "che espressamente attribuivano tali beni alle vicinanze". Una tesi che i giudici di secondo grado hanno deciso di respingere citando anzitutto la pronuncia della Corte costituzionale del 2016 che, nell’esprimersi in merito alla legge regionale dell’anno precedente, da un lato sottolineava come "le vicende successive all’editto del 1751, sono segnate da una sequenza di plurisecolari inefficienze dell’amministrazione, che hanno impedito le verifiche e gli accertamenti necessari a porre ...

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