Impianto di biodigestione. Diffida a sindaci e istituzioni

Domani la decisione sul Cermec. La Rete dei comitati prova a fermare il piano

Impianto di biodigestione. Diffida a sindaci e istituzioni
Impianto di biodigestione. Diffida a sindaci e istituzioni

Domani dovrebbe essere il giorno in cui si deciderà come e se realizzare l’impianto di biodigestione con produzione di biogas al posto del vecchio Cermec. Al momento, secondo gli accordi stipulati nelle scorse settimane, il finanziamento farebbe capo a RetiAmbiente, quasi 40 milioni di euro per l’impianto e altri 11 circa fra bonifiche e altre opere propedeutiche, da recuperare in parte attraverso le tariffe sui rifiuti in logica di area vasta. Ma alla vigilia della decisione da parte delle istituzioni competenti, convocate in conferenza dei servizi dalla Regione per concludere l’iter autorizzativo Aia, arriva la diffida formale da parte della Rete delle associazioni e dei comitati contrari al biodigestore del Cermec spa. Un lunghissimo documento che vuole indurre a riflettere e, se possibile, a fermare il progetto.

La Rete contesta il percorso con cui si è arrivati alla decisione, l’assenza di partecipazione e contraddittorio pubblico, ricorda quanto fatto finora ed entra nel merito dell’atto di significazione e di diffida inviato a tutte le Autorità competenti nazionali, regionali e locali a partire dai sindaci dei 100 Comuni facenti parte di Retiambiente. Nel mirino ci finisce anche l’anticipazione dei soldi per le bonifiche, di cui La Nazione ha già dato tutti i dettagli specifici nelle scorse settimane.

"Vogliamo mettere in evidenza – aferma la Rete – che il nostro territorio è rientrato nelle procedure pendenti per violazione della direttiva 2008/50 relativa alla qualità dell’aria ambiente e per un’aria più pulita in Europa oggetto di ben tre infrazioni, per i tre inquinanti PM10, PM2,5 e biossido di azoto. Le emissioni odorigene (caratteristiche di questi impianti) debbono ritenersi ricomprese nella definizione di inquinamento atmosferico e di emissioni in atmosfera poiché la molestia olfattiva intollerabile è al contempo sia un possibile fattore di "pericolo per la salute umana o per la qualità dell’ambiente".