Aulla (Massa Carrara), 10 aprile 2020 - Crolla un ponte e, puntuale, entra in gioco il sistema-Italia. Cioè: non si sa chi doveva fare cosa, né quando, né con quali risorse, per evitare che accadesse l’irreparabile. È un film già visto quello che va in onda all’indomani del crollo della struttura di Albiano Magra, fra Toscana e Liguria, che è collassata all’improvviso poco dopo le 10 di mercoledì trascinando con sé due furgoni i cui conducenti si sono miracolosamente salvati, restando solo feriti. Senza il blocco-virus, quel ponte sarebbe stato carico di veicoli: una strage evitata solo “grazie“ al Covid-19.

Com'era il ponte prima che crollasse

Sul ponte, nei mesi scorsi, si erano levati gli «Sos» della comunità locale e del sindaco di Aulla, Roberto Valettini, che aveva scritto all’Anas chiedendo interventi ma la risposta, dopo i sopralluoghi di rito, era stata «tutto a posto». Perché allora il ponte è crollato? E di chi è la responsabilità? Bocche cucite all’Anas, dove la linea è quella di parlare solo con la Procura della Repubblica di Massa Carrara che ha aperto un fascicolo contro ignoti: ipotesi di reato, crollo o disastro colposo e lesioni.

Ma proprio da fonti Anas si apprendono dati. La società ha ricevuto in gestione la struttura di Albiano Magra nel dicembre del 2018, insieme ad altri 1.300 ponti in tutta Italia (e 3.500 chilometri di strade), arrivando così a gestire, in totale, 14.600 fra ponti e viadotti e circa 2.000 gallerie. Nella sola Toscana, le nuove strutture “ereditate“ dall’Anas nel dicembre del 2018 sono state 124 ponti e 11 cavalcavia. Il tutto, si dice sottovoce in ambiente Anas, «con uno zoccolo e una ciabatta», cioè con personale ridotto all’osso (nessuna nuova assunzione a fronte di pensionamenti) e risorse limitatissime per gestire un simile patrimonio.

O forse sarebbe meglio dire fardello, visto che, “si dice“, la qualità media delle strade e dei ponti ricevuti in eredità dagli enti locali era molto scadente. Sicuramente lo era quella del ponte di Albiano Magra, visto il finale. Possibile che sia crollato del tutto solo per la crepa segnalata dal sindaco di Aulla (che ieri ha annunciato che il Comune si costituirà parte civile contro l’Anas)? E cosa ha fatto (o non ha fatto), allora, la Provincia di Massa Carrara che ha gestito la struttura dal 2000 al 2018? Al momento è impossibile saperlo perché, causa-virus, gli uffici sono praticamente vuoti «e lo smart-working non consente ricerche approfondite», fanno sapere dall’amministrazione provinciale il cui attuale presidente, Gianni Lorenzetti, è ancora in convalescenza per il Covid-19.

image

Insomma: bisognerà attendere l’inchiesta della Procura per fare luce sull’accaduto: è stata disposta l’acquisizione di tutti gli atti che riguardano la storia del ponte, dalla sua ricostruzione nel 1949 – costruito nel 1908, fu fatto brillare durante la guerra – fino ai giorni nostri, per capire con quali materiali fu (ri)costruito e con quale progetto e verranno passati al setaccio «anche tutti gli atti che riguardano la manutenzione degli ultimi anni, gli interventi fatti, i controlli sulla stabilità», fanno sapere dalla Procura stessa. Verrà anche richiesta una perizia sullo stato del terreno «a seguito di alcuni movimenti tettonici verificatisi nelle circostanze fino a poche settimane prima del crollo». Intanto, i carabinieri hanno già acquisito i primi documenti disponibili. Buona visione...

image

TESTIMONIANZA 1 / TESTIMONIANZA 2 

false

false

 

image