Angelo Spigarolo nella sua abitazione dove è costretto a vivere con la bombola dell’ossigeno
Angelo Spigarolo nella sua abitazione dove è costretto a vivere con la bombola dell’ossigeno

Carrara, 22 marzo 2019 - «Nella mia squadra eravamo in 52 e in tanti, troppi, non sono mai arrivati alla pensione». Ha gli occhi lucidi Angelo Spigarolo, 74 anni, quando dal suo divano di casa ricorda i 34 anni passati nello stabilimento del Nuovo Pignone. Una vita di fatica che gli ha lasciato in eredità una malattia polmonare che si aggrava giorno dopo giorno e che lo costringe a non allontanarsi mai dalla bombola di ossigeno.

Adesso lui è uno dei 21 ex dipendenti della multinazionale che, dopo aver fatto causa per vedersi riconosciuti i danni morali per le malattie contratte sul posto di lavoro, sono stati condannati dalla Cassazione a pagare oltre 90mila euro di spese legali. «Il giorno sto seduto qui e respiro l’aria buona come fossi a Cortina - ironizza l’ex operaio indicando l’inseparabile bombolone di ossigeno -. Io sono entrato al Nuovo Pignone esattamente 58 anni fa: il 21 marzo 1961 e ci sono rimasto fino al 1994. Nel 1979 mi è stata riscontrata per la prima volta l’asbestosi ai polmoni e, assieme al mio collega Orlando Gabrielli, sono stato il primo su oltre 6mila dipendenti in tutta Italia del Nuovo Pignone a fare causa per la malattia vincendo la causa nell’ormai lontano 1987». Spigarolo ricorda poi quella che era la quotidianità sotto i capannoni dello stabilimento apuano.

«Gli ingegneri americani che ora passeggiano sotto quelle campate sappiano che sono lastricate di morti - dice -. Della mia squadra, la 76, ormai siamo rimasti in sei, sette al massimo. Io ho cominciato a 16 anni, al magazzino, poi quando il mio capo è morto schiacciato sono stato spostato al taglio e da qui ho iniziato a girare tra i vari banchi, soprattutto alle calandre dove si piegavano lamiere da 30-40 tonnellate. In tutte queste mansioni noi vestivamo tute, stivali, caschi, ghette e grembiuli tutti di amianto. Io mi sono ammalato nel 1979, mentre moltissimi miei colleghi sono morti ben prima di arrivare alla pensione«. Dopo tutti questi anni di patimenti la sentenza della Cassazione che gli chiede 4mila euro per le spese legali è vissuta da Spigarolo come una vera e propria presa in giro. «Noi non abbiamo mai voluto monetizzare la nostra salute - sottolinea -, ma se ora ci troviamo in questa situazione è colpa di tanti. Tra questi ci metto sicuramente i sindacati e una politica maleodorante che se ne sono sempre fregati della salute degli operai». «In questo caso - aggiunge Nicoletta Cervia, il legale che ha seguito le cause contro il Nuovo Pignone - il danno biologico è riconosciuto. Nel procedimento, però, oltre al danno morale chiedevamo che la percentuale di invalidità fosse rivista al rialzo».