Il sopralluogo sul luogo del cedimento del Pm Rossella Soffio. A destra nella foto l’industriale del marmo Giorgio Vanelo
Il sopralluogo sul luogo del cedimento del Pm Rossella Soffio. A destra nella foto l’industriale del marmo Giorgio Vanelo

Massa, 8 novembre 2014 – Un disastro «fratello» di un altro disastro, nello stesso fiume, ad un chilometro di distanza. stessa dinamica, il muro dell’argine che si sgretola perché il materiale è scadente, si ribalta e il torrente Carrione squarciato che vomita acqua e fango. C’è una perizia choc al vaglio della procura di Massa che indaga sul crollo avvenuto alle 5,40 di mercoledì scorso ad Avenza e che ha provocato l’alluvione devastante che ha sommerso Marina di Carrara.

E ieri sera i carabinieri hanno convocato in caserma l’industriale del marmo Giorgio Vanelo che assistito dal suo avvocato Andrea Corradino ha riferito sulle numerose denunce che aveva trasmesso alla Provincia e al Comune di Carrara segnalando proprio il pericolo di quell’argine maledetto dal quale filtrava acqua. Gli inquirenti vogliono capire perché gli allarmi lanciati dall’imprenditore assieme ad altre undici aziende del marmo sono rimasti inascoltati.

Però c’è una pista inquietante: i materiali usati negli ultimi anni per innalzare l’argine del fiume sarebbero difettosi o non in grado di sopportare la prima piena imponente. Anche nella notte tra il 27 e il 28 novembre 2012 si sbriciolò un argine questa volta sinistro del torrente all’altezza della statale Aurelia. La procura ha indagato, per l’alluvione di appena due anni fa decine di persone. Come allora, anche questa volta emergebbe un difetto di progettazione degli argini e c’è il rischio che il Carrione si trasformi in una bomba ad orologeria lungo i suoi 14 chilometri dalle cave di Carrara, al centro della città, fino a Marina di Carrara dove si registrano 5000 alluvionati. La procura ha sequestrato il muro crollato e proprio la prima analisi è sconcertante: in pratica per i lavori di innalzamento dell’argine era stato “incollato“ male il muro nuovo che poggiava su quello vecchio, costruito negli anni ’50 e che fungeva da una sorta di fondamento. Si sarebbero piegate le barre di acciaio utilizzate per “saldare“ le due pareti di calcestruzzo originando il ribaltamento della parte superiore dell’argine. In gergo questa tecnica viene definita “inghisaggio per ripresa di getto“. E per fissare le barre di acciaio occorre utilizzare delle resine speciali che offrono una maggiore resistenza meccanica. C’è il sospetto che per risparmiare sui costi si sia utilizzato materiale non conforme.

Durante una diretta di RaiNews24 è stato mostrato quanto friabile fosse al suo interno la parte alta dell'argine, composto per lo più da un materiale bianco almeno molto simile al polistirolo. C'è anche da precisare che secondo alcuni tecnici e muratori impegnati nella ricostruzione dell'argine e contattati da Askanews "un ispessimento di polistirolo in determinati tratti è normale perché perché serve a rendere più flessibile il muro per le escursioni termiche." Resta il fatto che l'argine, rifatto nel 2009, sia crollato in un determinato tratto di 150 metri, dove la forza del torrente Carrione non era maggiore rispetto al resto del suo corso. E mentre la Procura di Massa indaga "contro ignoti", gli abitanti di Carrara oggi terranno una manifestazione che si preannuncia molto partecipata: la loro rabbia è alimentata anche da questo retroscena del "polistirolo".

E per sabato 8 novembre  alle 11 il gruppo Facebook "Alluvione Carrara: chiediamo le dimissioni di tutta l'amministrazione" ha indetto una manifestazione pacifica davanti al Comune.