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26 mag 2022

Uccise la moglie a coltellate: carcere a vita

Ergastolo per Luigi Fontana, reo confesso dell’omicidio di Carmela Fontana. Il pm: "L’ha fatto per senso di possesso e spirito punitivo"

26 mag 2022
Al centro Luigi Fontana mentre lascia l’aula dopo la condanna all’ergastolo
Al centro Luigi Fontana mentre lascia l’aula dopo la condanna all’ergastolo
Al centro Luigi Fontana mentre lascia l’aula dopo la condanna all’ergastolo
Al centro Luigi Fontana mentre lascia l’aula dopo la condanna all’ergastolo
Al centro Luigi Fontana mentre lascia l’aula dopo la condanna all’ergastolo
Al centro Luigi Fontana mentre lascia l’aula dopo la condanna all’ergastolo

A un anno dall’omicidio di Carmela Fontana, uccisa a coltellate il 28 maggio 2021 ad Altopascio, arriva la sentenza per il marito reo confesso, Luigi Fontana. La pena è quella più severa: l’ergastolo. La Corte d’Assise, presieduta dal giudice Nidia Genovese, alla fine di una lunga udienza durata oltre cinque ore e di due ore di camera di consiglio, ha accolto le richieste del pm Alberto Dello Iacono, che per l’imputato non aveva considerato nessuna attenuante. Quelle che invece avevano provato a ottenere gli avvocati difensori Graziano Maffei ed Enrico Carboni per il loro assistito.

La linea difensiva, considerata dalle parti civili "denigratoria nei confronti della vittima", ieri è stata rimarcata con enfasi e tesi che miravano a smontare parte dell’impianto accusatorio e quindi ad alleggerire le responsabilità di Fontana, nonché a colpevolizzare in qualche modo la vittima. L’avvocato Maffei non ci è andato leggero, sciorinando alcuni dei messaggi che la vittima aveva scambiato in intimità con l’amante. Né tantomeno nel descrivere Carmela Fontana come una donna che faceva una vita comoda e aveva tutto sotto il suo controllo, marito compreso, verso il quale mostrava disinteresse e risentimento, che maltrattava, forte del suo amore.

Lo stesso nel nome del quale lui l’avrebbe perdonata. Il reo confesso, al contrario, è stato descritto come un uomo dedito al lavoro e alla famiglia, tanto da non fargli mancare nulla. Un “capo famiglia“ (cit.) impeccabile, finito per diventare vittima in primis della moglie e poi dei figli, ferito in quelli che erano i suoi valori. Nessuna gelosia, quindi, nel gesto di Fontana. Quella, secondo la difesa, sarebbe stata elaborata nei giorni precedenti. A farlo esplodere, poi, le presunte minacce che la donna gli avrebbe rivolto quello stesso pomeriggio, prima di venire uccisa, tenendo in mano uno dei due coltelli poi trovati sulla scena del crimine.

Ma il pm, così come le parti civili, sono stati di tutt’altro avviso. Per l’accusa Luigi Fontana l’ha uccisa per spirito punitivo e senso di possesso, perché l’aveva tradito e aveva leso, a suo avviso, la sua immagine in paese. "L’ha colpita più volte, senza pietà, nemmeno quando la donna era riversata a terra - ha spiegato Dello Iacono - Una personalità criminosa e violenta che si è manifestata anche in passato, nella relazione precedente".

Non solo il marito era lucido al momento del fatto, ma secondo l’accusa non ha mai mostrato durante questo anno il minimo segno di pentimento, né tantomeno di dolore per la morte della moglie. Al contrario, nei colloqui in carcere, ha mostrato rabbia per amici e parenti che avevano cercato di tenerlo all’oscuro di tutto e preoccupazione per le sorti processuali. Una tesi, questa, che ha convinto la Corte d’Assise che, dando ragione all’accusa, ha condannato Fontana all’ergastolo e al risarcimento del danno per le parti civili assistite dagli avvocati Cinzia Morselli e Nicola Termanini del foro di Modena: 40mila euro a ciascuno dei fratelli di Carmela e 150mila euro a testa per la madre e i figli.

Teresa Scarcella

© Riproduzione riservata

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