Sul tartufo bianco è protesta “Recintano le zone vocate e non potrebbero, i controlli?“

La segnalazione arriva da un nostro lettore: “Sono stato ricevuto in Comune, non c’è interesse“. Il giro d’affari è importante visto che un chilo del prezioso fungo arriva a costare 3mila euro. .

Caccia aperta – e senza esclusione di colpi – al tartufo bianco che vede nella Piana lucchese zona particolarmente vocata. E’ un giro d’affari mica da scherzarci se si considera che i prezzi viaggiano intorno a 3mila euro al chilo per le pezzature superiori ai 50 grammi, 2mila euro per le pezzature tra i 20 e i 50 grammi e mille euro per i pezzi inferiori ai 10 grammi. “Tre anni fa – ci spiega un appassionato – la Regione ha individuato la Lucchesia come zona vocata e quindi sottoposta e un preciso disciplinare. Il punto è che queste regole semplici e scritte chiare nel bollettino regionale in realtà non le segue nessuno come ho fatto a più riprese sapere in Comune senza ricevere l’impressione di aver suscitato alcun interesse“.

Il nostro lettore ci spiega meglio. “Come la gente ha sentito profumo di business ha comprato delle aree verdi e poi le ha chiuse recintandole. Tutto ciò in barba alle regole, appunto, visto che invece la Regione ha imposto l’apertura a tutti ogni cinque anni. Ci sono zone vocate a tartufo da venti anni e nessuno se ne preoccupa. Senza considerare l’aspetto delle tasse. Dovrebbe esistere un registro, una bilancia per mettere in chiarezzaquanto tartufo è stato prodotto e venduto. Ma anche qui temo che lo facciano in pochi“. Insomma il tartufo bianco lucchese pare destinato a una “zona d’ombra“.

“Ci vorrebbero più controlli – suggerisce il nostro lettore –, e questo anche per il controllo della correttezza della gestione di queste zone, utilizzo delle recinzioni, distanze dai corsi d’acqua e dai fossati, e la trasparenza con il fisco. Chiedo troppo?“.

L.S.