
Il chitarrista esalta i 7mila fan di ogni età con un’esibizione in cui ha condensato i suoi brani più famosi. Una colonna sonora di un’epoca lontana e fatta di emozioni: gioia, divertimento, nostalgia, piacere.
di Paolo Ceragioli
Lucca
Chiudere gli occhi e sentirsi a Woodstock, 1969, anche se non c’eravamo. Santana è questo, anche nel 2025, anche qui al Lucca Summer Festival.
Ieri sera, davanti a settemila fan di ogni età, anche se, come è giusto, prevalevano i capelli bianchi, circa cento minuti di musica sono stati un condensato di emozioni: gioia, divertimento, nostalgia, piacere. Ballare a ritmi latini e apprezzare soprattutto lei, quella chitarra elettrica che continua a far sognare. Il via allo show è un fuoco di fila che stenderebbe chiunque: “Soul Sacrifice“, “Jingo“, “Evil ways“, “Black magic woman“ e “Oye como va“, che fa ripensare all’indimenticabile maestro Tito Puente, protagonista nel “Latin crossing“ con Steve Winwood e Arturo Sandoval, della prima edizione del Summer nel 1998.
“Maria Maria“ fa tirare il fiato, che manca però di nuovo con “Foo foo“, prima del piccolo grande capolavoro “Europa“ preceduta dall’appello quanto mai attuale “Peace and Love“.
Altri titoli sparsi, riascoltati con grande piacere, di una scaletta molto equilibrata, “Everybody’s everything“ e “Hope You’re Feeling Better“ tra i più datati e, un po’ più avanti nel tempo, “The game of love“, “(Da Le) Yaleo“, “Put your lights on“ e “Corazón Espinado“, che chiude temporaneamente il set davanti a un pubblico provato da caldo e sudore ma ancora ben in sella.
C’è ancora il tempo per Carlos di farsi invocare dalla platea scatenata che vuole ancora musica. Che riparte puntualmente con la più torrenziale delle composizioni da lui mai scritte, “Toussaint l’ouverture“, dedicata ad Allen Toussaint, uno dei suoi più amati e indiscussi ispiratori. E con “Smooth“ si può tornare a casa felici.
Per esserci stati, ancora una volta, insieme, e aver vissuto una notte di emozioni indimenticabili.