Quanti campioni sfornati dalla Piana. Dagli anni ’50 ai tempi moderni il ciclismo parla decisamente lucchese

L’annuncio dell’arrivo di tappa del Giro d’Italia a Lucca 39 anni dopo l’ultima volta (ma in quel caso fu una cronometro) ci permette di andare a ritroso in un viaggio nel tempo: i professionisti dal Dopoguerra in poi.

Quanti campioni sfornati dalla Piana. Dagli anni ’50 ai tempi moderni il ciclismo parla decisamente lucchese

Quanti campioni sfornati dalla Piana. Dagli anni ’50 ai tempi moderni il ciclismo parla decisamente lucchese

L’arrivo di tappa a Lucca del Giro dopo 39 anni, (nel 1985 fu una cronometro) non solo sta già portando indotto con prenotazioni negli alberghi, ma colma una lacuna storica, se vogliamo, poiché è un lasso di tempo notevole per una terra, la Lucchesia (esclusa la Versilia) che ha una tradizione notevole e che ha sfornato sempre tanti campioni.

Prendendo in esame soltanto coloro che sono stati professionisti delle due ruote a pedali, dal Dopoguerra in poi, si scopre che la capitale del ciclismo lucchese è la Piana.

Partiamo da un personaggio che da ciclista prometteva molto bene, ma è come patron che ha fatto la storia. Da Capannori Ivano Fanini ha guidato la squadra più longeva al mondo, il cui nome “Amore & Vita“, fu coniato addirittura da Papa Giovanni Paolo II. L’imprenditore è l’unico ad aver avuto come amici due Santi, due Pontefici: oltre a Woijtyla, anche Paolo VI. Nessuno, come lui, può vantare il record di squadre presenti (anche più di una nella stessa stagione), senza contare le partecipazioni e le vittorie al Giro d’Italia e alle più importanti gare del settore professionistico.

Un successo testimoniato dal museo a Lunata, visitato nei giorni scorsi anche dall’assessore allo Sport del Comune di Capannori Lucia Micheli. E proprio dal Comune Ivano Fanini è stato premiato in occasione del Bicentenario. In pochi hanno lasciato un segno indelebile come ha fatto lui nella storia del ciclismo.

Poi Mauro Gianneschi, soprannominato lo “scoiattolo“ per la leggerezza con cui affrontava le salite, originario di Ponte Buggianese ha abitato nel territorio della cittadina del Tau fino a pochi anni fa quando è morto, investito da uno scooter. Vinse una tappa al Giro del 1964 all’Abetone, quarto alla Sanremo del 1955 e 11° al Mondiale del 1953. Per Michele Bartoli (originario di San Giovanni alla Vena, Pisa, ma cresciuto ciclisticamente a Montecarlo dove ancora risiede) bisognerebbe aprire un capitolo a parte. Si è imposto in tutte le classiche. E’ mancata la rassegna iridata, ma per il resto ha trionfato nelle corse che nel nord Europa diventano mito. Giro della Fiandre, Freccia Vallone, Liegi-Bastogne-Liegi, (la doyenne, la più antica, due volte), Amstel Gold Race, due volte il Lombardia. Spaziale. Ha vinto meno ma, sempre da Montecarlo, Marco Giovannetti, ha trionfato nella Vuelta, il Giro di Spagna, nel 1990; campione italiano e oro olimpico a Los Angeles 1984 con la cronosquadra in maglia azzurra. Vive ad Altopascio.

Un posto di rilievo lo merita senza dubbio Walter Riccomi. Nato a Montecarlo (pure lui), trasferitosi ad Altopascio, può vantare un clamoroso 5° posto al Tour de France del 1976 e un settimo al Giro del 1975 e del 1977. Cittadino lucchese doc, invece, Stefano Della Santa, ottimo professionista e vincitore della Vuelta Andalusia e della Settimana Catalana, con la Spagna che evidentemente gli portava fortuna.

Massimo Stefanini