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15 mag 2022

“Parole e musica“: un mito lungo un secolo

Valdicastello, l’emporio di Giò di Torquà spegne 100 candeline. Coluccini: "La mia vita è qua. Quando Tortora lavorava per La Nazione..."

daniele masseglia
Cronaca
Giorgio Coluccini ha preso le redini dell’edicola-emporio nel 1962
Giorgio Coluccini ha preso le redini dell’edicola-emporio nel 1962
Giorgio Coluccini ha preso le redini dell’edicola-emporio nel 1962

di Daniele Masseglia

Fu la prima merceria di Valdicastello, la classica bottega dove si trovava di tutto. Da quel 15 maggio 1922 è passato un secolo e la sua formula si è trasformata in edicola-emporio, ma con lo spirito di sempre. Che sia per un giornale, un maglione, un paio di occhiali da sole, fino alla macchinetta del caffè ei giocattoli, varcare la soglia di “Parole e musica“ è una garanzia perché non manca proprio nulla. Incluse le cartoline con i celebri timbri che riportano i versi di Giosuè Carducci, la cui casa natale si trova lì davanti, e le immancabili due chiacchiere con il suo timoniere: Giorgio Coluccini, per tutti (lo sanno perfino in Australia) Giò di Torquà.

Un secolo di storia quello che oggi viene festeggiato da una delle attività più longeve del territorio pietrasantino. Ad avviarla, il 15 maggio 1922, furono i genitori di Giò, Torquato Coluccini (da cui il nomignolo Torquà) e Leontina Mazzocchi, aiutati a partire dal 1940 dall’altro figlio, il compianto Enrico, e più avanti da Giò insieme ad Agnese e Massimo (moglie e figlio di Enrico). Giorgio, che oggi ha 84 anni e una vitalità invidiabile nonostante un’operazione al cuore, è titolare dal 1962 e vivendo nell’attigua abitazione in pratica non fa distinzione tra casa e lavoro. "Non mi è mai pesato – racconta – e anzi, lo faccio volentieri con la stessa passione di quando ho suonato la batteria e le percussioni per 40 anni in giro per il mondo, oltre che alla ’Bussola’ dei tempi d’oro. I soldi sono importanti, ma bisogna anche divertirsi e sentirsi nel ’posto giusto’. Anche se ormai vado solo in pari con le spese, la mia vita è qua. Non so quando smetterò: diciamo finché ne avrò la forza, senza pormi alcun limite. Ho sempre vissuto in movimento, non ce la farei mai a stare fermo in poltrona". Giò, che mentre parla ogni tanto tira fuori le bacchette e dà qualche rullata sul bancone, ha una sfilza di aneddoti che non finiscono più. La vecchia agendina con 1.400 numeri di telefono, i 300 collezionisti sparsi per il mondo che vogliono la cartolina con il timbro poetico, la bisnonna Margherita Simi Silvestri che era cugina di Carducci. E tante amicizie: da Sheppard a Mitoraj, da Romano Battaglia, che fece le prime “prove“ da presentatore a casa di Giò, fino a un giovane Enzo Tortora, che da giornalista de La Nazione negli anni ’60 quando faceva servizi su Sant’Anna di Stazzema passava sempre a salutarlo.

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