Meucci
Non siamo tra quelli che si scandalizzano o si stracciano le vesti se a un politico viene trovata una soluzione lavorativa e di vita. In Italia è un vizio antico e si può dire ampiamente bypartisan. E neanche si può dire che la poltrona di capo di gabinetto a palazzo Ducale valga quanto quella di sindaco di Lucca; semmai – questo sì – uno con le caratteristiche di Raspini in quel ruolo può anche diventare una risorsa per tutto il territorio. Molto dipenderà se lui vorrà far valere le sue capacità, il suo pragmatismo e il voler sempre andare a fondo alle questioni; e se chi gli starà d’intorno e dovrà interagire con lui lo vedrà come un’opportunità e non un intralcio. Di sicuro, la sua progressiva uscita dall’agone politico chiude l’esperienza del gruppo di potere che nei dieci anni di Tambellini ha guidato la città. Lui che ne era figlio ed emanazione diretta, ha finito per pagare anche per colpe non sue. La sconfitta contro Pardini è stata – oggi a 30 mesi si può dire senza timore di smentita – frutto di alcune discutibili scelte fatte sul finire del mandato Tambellini. I cui dieci anni hanno garantito a Lucca una buona ‘benzina’ di progetti e risorse. E anche qui non c’è da scandalizzarsi: quando si amministra il perimetro non è mai circoscritto alla propria vita amministrativa. Anzi, spesso i tempi si allungano e tra il dire e il fare si scopre esserci di mezzo un mare vasto quanto un Oceano. E così, anche l’attuale sindaco Pardini ha dovuto spostare un po’ in avanti l’orologio del suo fare, rinviando per forza di cose alcuni progetti che in cuor suo avrebbe voluto chiudere ben prima. Ma in politica la realtà supera la fantasia, soprattutto in Italia. Così l’idea di un’amministrazione ‘smart’ si è pian piano persa in quei corridoi colmi di faldoni, pratiche e relazioni di cui sono pieni i palazzi della burocrazia italiana. Anche questo è un vizio antico, che nessun sindaco sembra in grado di riuscire a scardinare.