Il maestro Frank Miller. Teatro “sold out“ per la conversazione su “300“ e non solo

Al Giglio l’attesissima “Colazione“ con il “nostro“ Simone Bianchi. Il premio Yellow Kid ha raccontato come è nato il suo capolavoro. e ha parlato dei suoi ispiratori, di cinema e di intelligenza artificiale .

Il maestro Frank Miller. Teatro “sold out“ per la conversazione su “300“ e non solo
Il maestro Frank Miller. Teatro “sold out“ per la conversazione su “300“ e non solo

Fresco della consegna del premio Yellow Kid al Maestro del Fumetto, il grande Frank Miller è stato protagonista ieri mattina di una conversazione con Simone Bianchi sui 25 anni di “300“, ma non solo, in un Teatro del Giglio “sold out“. Bianchi ha esordito chiedendo al suo interlocutore quando ha iniziato a pensare, dove ha trovato spunto e la genesi di “300“. "Nel 1964 – ha ricordato Miller – ho visto il film “300 spartani“ e sono rimasto mesmerizzato dalla storia, nella quale gli eroi, incredibilmente, morivano tutti. E’ stata una rivelazione, in quel momento tutto è cambiato per me. Tecnicamente la difficoltà è stata di avere 300 protagonisti anziché uno e pensare come “noi“ e non come “io“. Ho scelto poi il formato orizzontale perché dovevo illustrare battaglie con due grossi eserciti e l’orizzontale permetteva di dare un’idea delle dimensioni ma anche dei dettagli, sullo sfondo di un panorama greco. Ho subito capito che quella era la fotografia più efficace... Ma in generale quando concepisco un lavoro in realtà lo vedo già fisicamente finito".

Il secondo argomento affrontato ha riguardato la scelta stilistica di Miller in “Sin City“, vedendolo come omaggio ad Alberto Breccia, Yellow Kid a Lucca come lui e in generale come e quanto sia stato influenzato da artisti europei e sudamericani. "Sono state – ha confermato l’artista - influenze importanti. Tutto è nato con l’apertura del negozio di fumetti “Forbidden planet“ a New York City: là dentro ho avuto modo di conoscere grandi artisti quali MIlo Manara, Hugo Pratt, Moebius, Dino Battaglia, Alberto Breccia e soprattutto José Muñoz. Mi hanno fatto capire il coraggio di buttarsi ma anche l’impatto emotivo delle storie". E su cosa ne pensasse dell’uso dell’intelligenza artificiale nelle arti, Miller ha così risposto: "Non penso. Sono interessato sì per facilitare certi processi tecnici, ma non certo per correggere errori e imperfezioni, ciò che ci rende umani. Non sono emozionato a pensare che qualcosa possa sostituire persone come me".

La conversazione si è poi spostata sull’approccio digitale contro "il gusto di sporcarsi le mani con l’inchiostro", come detto da Bianchi. Miller si è detto molto contento per la domanda: "Non è importante – ha spiegato - quale media usare, anche se credo che la dimensione fisica vada mantenuta. Ma chi usa il formato digitale non si deve sentire inferiore agli altri".

Anche sul rapporto tra fumetto e cinema, l’autore statunitense ha le idee chiare: "Il film è il media più potente che esista – ha detto – in grado di raggiungere molte più persone e spesso è stato determinante per il successo planetario dei personaggi del fumetto. Cinema e fumetto sono fratelli, c’è spazio per entrambi, basta che ci siano gli stessi accessi per gli artisti". Infine, sulla sua recente attività di editore e scopritore di talenti, Miller ha spiegato che questa sua nuova sfida lo fa divertire quanto essere autore: "Scoprire nuovi talenti e nuovi modi di fare fumetto – ha confessato – è eccitante come creare".

Paolo Ceragioli