Altopascio (Lucca), 13 agosto 2021 -  Silvia Manetti, 45 anni, uccisa a coltellate dal fidanzato a Monterotondo Marittimo (Grosseto), era originaria di Altopascio, anche se in realtà nel suo paese natale aveva vissuto pochi anni.
Qui in un casa colonica in località Sterpeto, a Marginone, vive ancora parte della sua famiglia di origine e qui la vittima aveva abitato per un anno con il suo carnefice, Nicola Stefanini, 47 anni di Saline di Volterra (Pisa); prima delle decisione di spostarsi entrambi in Maremma.
 

Nell’abitazione di campagna, piuttosto isolata, ma comunque a breve distanza dal campo sportivo e dal centro del paese, sono rimaste la madre, Sandra Miniati e la sorella Alessandra, più giovane di 14 anni. La famiglia, originaria di Pelago (Firenze) si è chiusa in un profondo dolore.
 

La notizia dell’omicidio di Silvia è piombata ieri mattina ad Altopascio e subito ha fatto il giro del paese. Sebbene in pochi conoscessero quella donna già colpita da diversi lutti e tragedie familiari.
A cominciare dalla morte del padre, verificatasi quando lei era ancora giovane e proseguendo successivamente con la scomparsa del marito che aveva seguito vivendo e lavorando per venti anni con lui ad Ascoli Piceno, nelle Marche.
 

Rimasta vedova in giovane età aveva deciso di fare ritorno in Toscana, con i suoi figli, oggi di 14 e 10 anni rispettivamente, avuti dal coniuge poi deceduto. Dopo quella fase così triste della sua vita era rientrata a cercare conforto dai suoi affetti, come la madre e gli altri parenti.
Ad Altopascio parenti e conoscenti non sapevano di problematiche nel rapporto di coppia con Nicola, o comunque nulla di più di qualche semplice screzio.
Ma tutti ricordano Silvia ”solare” e con una pluralità di interessi notevole: era infatti appassionata di cani, animali che adorava, ma anche di fotografia, musica e disegno. Attività creative che riflettevano il suo carattere estroverso e generoso.
 


Sempre nella Piana era avvenuto l’incontro con Stefanini, il quale ha lavorato per un certo periodo di tempo in un locale della zona. Come e dove si erano conosciuti Silvia e Nicola? Molto semplice. I classici amici in comune che li avevano casualmente invitati ad una festa, sempre ad Altopascio e presentati. Come spesso accade. Così i due cominciarono a frequentarsi, a piacersi fino alla decisione di convivere.
Dopo circa 12 mesi, poi, la scelta di trasferirsi nel grossetano, sembra anche per stare più vicini ad altri amici.
 

Anche Nicola aveva alle spalle un matrimonio, ma senza figli. E chi lo conosce lo descrive come un uomo tranquillo e generoso, molto attento agli altri e sempre con il sorriso sulle labbra.
Nicola lavorava come muratore in una ditta di Pomarance. Contava sulla ripresa del settore edilizio, messo in ginocchio, come molti altri, dalla crisi economica connessa alla pandemia. In Maremma anche Silvia lavorava: aveva trovato impiego nella cucina di un bar.
Per molti era la classica coppia di persone tranquille, almeno così visto dall’esterno. Venivano notati spesso insieme e nulla lasciava presagire alcunché. Sembrava la normale evoluzione di una relazione come tante, con il destino e le vita che ti portano su varie mète e su vari passaggi. Poi il buio. Il destino che ha deciso diversamente.
 


Massimo Stefanini