PAOLO PACINI
Cronaca

Strage del gas a Lucca, la perizia. La tragica esplosione forse causata da errori nell’installazione del ’93

Torre, queste le conclusioni dello staff di 4 periti nominati dal giudice. In sostanza non era completa la doppia tubatura e la protezione catodica del tubo d’acciaio era inadeguata: da lì la corrosione fatale

Lucca, 23 febbraio 2024 – Ci sarebbero stati errori tecnici nell’installazione della tubatura del gas metano e successivamente nella manutenzione tramite protezione catodica della stessa. Da qui la corrosione dell’acciaio operata dall’acqua, la fuga di gas e lo scoppio micidiale che in pochi istanti rase al suolo due abitazioni. Queste in sintesi, secondo lo staff dei periti nominati dal giudice, le due sostanziali concause della tragica esplosione di Torre, che il 27 ottobre 2022 costò la vita a tre persone: Luca Franceschi, 69 anni, la compagna Lyudmyla Perets di 44 e la 26enne Debora Pierini, che pure riuscì a dare alla luce con un miracoloso cesareo di emergenza il piccolo Dante.

Le superperizie sono state depositate ieri davanti al gip Alessandro Trinci, a conclusione dell’incidente probatorio. Portano la firma dell’ingegner Marcello Mossa Verre (direttore tecnico Arpat), dell’ingegner Francesca Andreis (funzionario Arpat Livorno, settore rischio industriale), dell’ingegner Andrea Villani (funzionario Arpat Pisa, settore rischio industriale) e infine dell’ingegner Marco Ormellese, professore ordinario al Politecnico di MiIano, docente di ingegneria della corrosione.

I tecnici non hanno dubbi. Nella posa di quella tubazione interrata del gas nel 1993 a Torre non furono rispettati i criteri di sicurezza, perché non fu previsto un sistema di raccolta e convogliamento in sicurezza di eventuali perdite di gas in prossimità di sistemi fognari. Quella tragica mattina del 27 ottobre 2022, anche per il raddoppio di pressione dovuto alla maggiore richiesta stagionale, il metano si diffuse nel terreno, raggiunse il vicino pozzetto del sistema fognario dell’abitazione e risalendo dal tubo di scarico invase la cucina e il bagno al primo piano. Bastò una scintilla a scatenare l’infernale esplosione.

Ma perché la tubazione d’acciaio si era bucata? A questa domanda ha risposto il professor Marco Ormellese. Secondo l’ingegnere, la corrosione si sarebbe innescata sulla superficie esterna del tubo, quindi a contatto con il terreno e la causa più probabile va ricercata nella “interferenza elettrica da corrente continua“. Nel mirino il sistema di protezione catodica, che non avrebbe funzionato a dovere, anche se mancano dati antecedenti al 2020 e quelli tra il 2020 e il 2022 rientrano nella norma.

Di certo ci fu un danneggiamento del rivestimento bituminoso esterno dove poi l’acqua del terreno è entrata e ha intaccato l’acciaio. Il perito evidenzia anche la presenza anomala di una pellicola trasparente. Per il professor Ormellese, il nastro bituminoso fu posizionato con progressione elicoidale intorno alla tubatura del metano, in parziale sovrapposizione, ma senza eliminare la pellicola trasparente che generalmente copre il rotolo di rivestimento bituminoso durante lo stoccaggio in magazzino. Tutti elementi sui quali riflettere: lo scenario della tragedia comincia ad essere più chiaro.

Al momento nell’inchiesta del pm Antonio Mariotti sulla tragica esplosione restano indagate ben 42 persone. Per tutti, i reati ipotizzati sono omicidio colposo plurimo, esplosione, crollo colposo e lesioni personali. Pochi mesi fa il pm, alla luce di alcune risultanze investigative, aveva infatti chiesto e ottenuto dal gip di inserire altri 5 indagati a fianco dei 37 iniziali, figure tecniche e di vertice della Gesam, collegate alla realizzazione, collocazione e manutenzione della prima tubatura del gas dell’edificio saltato in aria, in qualche caso risalenti appunto agli anni 1992-93. Ma adesso il pm Mariotti, alla luce di queste conclusioni dei tecnici, dovrà “scremare“ le molte posizioni oggettivamente estranee ai fatti contestati e quindi indicare chi dovrebbe essere processato per questa tragedia.

Paolo Pacini

Iacopo Nathan