Riaprire a cena nei giorni feriali, garantire le apertura a pranzo nei fine settimana: è la linea del Piave decisa dal direttivo provinciale di Fipe-Confcommercio di Lucca che sta lavorando a un documento da presentare a livello nazionale oltre che al presidente della Regione Toscana, Giani per consentire alle migliaia di imprenditori del settore della ristorazione di non chiudere definitivamente bottega dopo mesi di stenti e nessuna seria...

Riaprire a cena nei giorni feriali, garantire le apertura a pranzo nei fine settimana: è la linea del Piave decisa dal direttivo provinciale di Fipe-Confcommercio di Lucca che sta lavorando a un documento da presentare a livello nazionale oltre che al presidente della Regione Toscana, Giani per consentire alle migliaia di imprenditori del settore della ristorazione di non chiudere definitivamente bottega dopo mesi di stenti e nessuna seria via di uscita ancora realmente percorsa dalle autorità, se si escludono i totalmente insufficienti e occasionali ristori.

Il direttivo provinciale Fipe-Confcommercio, così come in tutta Italia alle prese con una crescente incertezza e con l’insoddisfazione dell’intera categoria, prova a fissare le linee minime per non far tracollare il settore che è tra i più importanti dell’intera filiera agroalimentare e di quella turistica. "Serve ridare fiato all’intero comparto che è ormai esausto – spiega Benedetto Stefani (nella foto), presidente provinciale Fipe-Confcommercio Lucca – sul tavolo c’è anche il problema dei protocolli che sono stati imposti dalle autorità per il rispetto della sicurezza di tutti e che poi le stesse autorità non utilizzano e hanno sconfessato. Di sicuro è una situazione che è molto complicata, occorre cambiare passo per non vedere sparire altre aziende, dopo le tantissime che hanno giù chiuso".

"Se non dovessero essere recepite le nostre richieste? Non ci vogliamo neppure pensare – fa eco Fabrizio Girasoli, presente alla riunione del direttivo – stiamo perseguendo una strada legalitaria, nessuna intenzione di andare contro quanto è stato stabilito, ma servono modifiche se non si vuole mettere in ginocchio tantissime imprese e i loro dipendenti. Così non si può andare avanti". Il quadro è drammatico, basti pensare che per iniziativa di un ristoratore marchigiano sono migliaia in Italia le imprese che hanno dato la loro adesione a una clamorosa protesta #ioapro1501#, ovvero a una apertura a prescindere dalle decisioni e dai vincoli governativi. Gli organizzatori, che offrono supporto legale sia ai locali che ai clienti in caso di sanzione, sostengono che per non chiudere definitivamente, ormai è rimasta solo l’apertura a prescindere.

Fabrizio Vincenti