I depositi di polietilene rinvenuti in prossimità del Fosso Bianco
I depositi di polietilene rinvenuti in prossimità del Fosso Bianco

Rosignano (Livorno), 21 marzo 2017 - Un giallo che neanche l’Arpat è riuscita a chiarire in modo definitivo, anche se come ha ammesso nei giorni scorsi il direttore di Ineos, l’ingegner Mario Panattoni, i granuli di polietilene rinvenuti lungo la battigia a ridosso dello scarico Solvay alle Spiagge Bianche probabilmente sono stati prodotti dall’azienda chimica alcuni anni fa. L’unica certezza, infatti, è che il materiale trovato sull’arenile aveva dimensioni eterogenee ed un colore giallastro indicativo di una non recente fabbricazione.

Come ha confermato nella giornata di ieri l’Arpat, che ha stilato un rapporto completo degli accertamenti effettuati: “La mattina del 14 marzo – si legge nella nota stampa divulgata da Arpat – i tecnici del Dipartimento di Livorno si trovavano già all'interno del polo produttivo Solvay per un'attività programmata di controllo ed hanno potuto constatare la presenza di granuli alla foce del Fosso Bianco dove recapitano gli scarichi industriali di tutti gli impianti produttivi del polo produttivo. Per quanto riguarda l'attività analitica sono state eseguite in collaborazione con l'Università di Pisa analisi per la caratterizzazione dei polimeri che hanno confermato che trattasi di pellets di polietilene del tipo Hdpe o Lldpe di produzione non recente. Questo tipologia di polimero può usualmente contenere soltanto piccole percentuali (0,2-0,3%) di sostanze antiossidanti di scarsa rilevanza ambientale. All'interno del polo produttivo è presente la società Ineos che produce polietilene ad alta densità, principalmente sotto forma di pellet, la cui natura è verosimilmente riconducibile ai granuli rilevati sulla spiaggia”. L'Agenzia regionale per la protezione ambientale sottolinea poi che: “Ineos ha dichiarato che la mattina del 14 marzo erano presenti sulla spiaggia circa 300 chilogrammi di materiale e che in maniera cautelativa ha proceduto alla raccolta di tali materiali che saranno gestiti come rifiuto”.

I tecnici di Arpat hanno effettuato anche un ulteriore sopralluogo per verificare l'eventuale presenza dei granuli nel fiume Fine, in zona Polveroni e in località Fontanelle, ma non è stato trovano alcun tipo di materiale riconducibile al fenomeno.