Il vicesindaco Stella Sorgente (seconda da sinistra) assieme alle responsabili dei servizi educativi
Il vicesindaco Stella Sorgente (seconda da sinistra) assieme alle responsabili dei servizi educativi

Livorno, 13 ottobre 2015 - A LEZIONE di identità e orientamento sessuale. Nelle scuole elementari e medie di Livorno fanno ingresso i «corsi di formazione su stereotipi di genere, identità e orientamento sessuale». Lo scopo? La «prevenzione del bullismo omofobico», si legge nel progetto selezionato e finanziato dal Comune. I ‘formatori’? La «Rete Genitori Rainbow - genitori lesbiche, gay, bisessuali e transessuali con figli da relazioni etero». 

ANCHE a Livorno, sulla scia di molte città italiane, sesso e omosessualità entrano in classe, fin dalle elementari, con giochi, video e lezioni. Gli istituti potranno chiedere di inserire nella loro offerta formativa il progetto proposto dalla Rete Rainbow. «Non c’è nessuna ideologia gender dietro a questo progetto – sgombra il campo da eventuali levate di scudi, il vicesindaco Stella Sorgente, a margine della conferenza di presentazione dei progetti "Scuola e città 2015-2016  –. L’ideologia gender non esiste. E’ una invenzione della destra ultracattolica e delle associazioni come La Manif pour tous o le Sentinelle in piedi, che manifestano a favore della famiglia tradizionale». «Ormai – prosegue Sorgente, vicesindaco, ma anche numero uno dell’assessorato che finanzia e promuove le politiche educative del Comune –, la famiglia tradizionale è un concetto anacronistico. I bambini devono cominciare a comprendere che ci sono diversi tipi di famiglie e che nelle famiglie con genitori omosessuali non crescono certo dei mostri. Tutt’altro. Il progetto presentato dalla Rete Genitori Rainbow entra appieno nello spirito della mozione approvata dal Consiglio comunale contro l’omofobia». «E’ vero – continua Sorgente – si tratta di un tema molto delicato e di cui, anche nelle scuole livornesi, si parla da diverso tempo. Penso agli incontri sugli ‘stereotipi’ tenuti alle Carducci e al Circolo Benci. Sono stati pochissimi i genitori ‘allarmati’ dallo spauracchio dell’ideologia gender. Insomma, nessuna polemica». 

MAGGIORANZE e minoranze, educare alle differenze, identità sessuale e omosessualità, un progetto su cui si concentra l’attenzione del Comune anche in relazione al bacino d’utenza. Difatti, oltre che ai figli di «anacronistiche» famiglie tradizionali, il progetto dei Genitori lesbiche, gay, trans e i loro messaggi toccheranno anche i figli di famiglie musulmane.

Come è noto, l’Islam prevede non solo la subalternità della donna all’uomo, ma in molti Paesi anche la pena di morte per i gay. «Sarà interessante vedere come attecchirà nelle scuole frequentate dai bambini islamici. Abbiamo avuto l’esperienza di una coppia egiziana e musulmana che non si relazionava con le insegnanti del figlio, perché la loro religione impone che la donna non parli in pubblico e che l’uomo non abbia contatti con persone di sesso femminile. Alla fine, dopo l’introduzione di un mediatore di sesso maschile e lunghi confronti, abbiamo risolto anche questa situazione. A dimostrazione che lavoriamo per inclusione, non per esclusione».