Roberto Peccenini
Roberto Peccenini
Prima della pandemia si contavano sulle dita di una mano. Nel corrente anno scolastico è un piccolo boom: sono 70 gli iscritti delle scuole della provincia che si stanno istruendo con l’homeschooling, formula che tiene gli alunni lontani dalle classi e dà alle famiglie l’onere di provvedere alla loro istruzione. Niente prof – a meno che non siano esterni pagati da mamma e papà –, niente compagni, niente compiti e saggi programmati, obbligo di sostenere alla fine di ogni anno un esame che certifichi l’apprendimento dei programmi. "Va detto – spiega Donatella Mezzani, che...

Prima della pandemia si contavano sulle dita di una mano. Nel corrente anno scolastico è un piccolo boom: sono 70 gli iscritti delle scuole della provincia che si stanno istruendo con l’homeschooling, formula che tiene gli alunni lontani dalle classi e dà alle famiglie l’onere di provvedere alla loro istruzione. Niente prof – a meno che non siano esterni pagati da mamma e papà –, niente compagni, niente compiti e saggi programmati, obbligo di sostenere alla fine di ogni anno un esame che certifichi l’apprendimento dei programmi. "Va detto – spiega Donatella Mezzani, che con la collega Giulia Battistini fa parte della commissione Covid del Provveditorato e si occupa degli aspetti didattico-educativi – che non si tratta dell’unica possibilità di formazione a distanza: per chi è affetto da alcune gravi patologie come quelle oncologiche, il ministero prevede una modalità di dad effettuata da professori pagati ad hoc". Nello Spezzino, sono una quindicina gli allievi che ne usufruiscono, fra primaria (10) e secondaria di primo grado. Nessun allarme, come confermato anche dal dirigente Roberto Peccenini, che rimanda per la conta a fine anno scolastico, invece per il capitolo abbandono. "Sono solo tre – continua Mezzani – e tutti nelle secondarie di secondo grado: si tratta di stranieri che non rientrano, situazioni di cui sono al corrente anche le forze dell’ordine". Un dato costante rispetto agli scorsi anni, cosa che invece non accade per l’homeschooling, poco presente prima della pandemia, ridotto a pochi casi legati a modello educativo e stile di vita. Ecco i dati provinciali: 0 nella scuola infanzia – che del resto è ad iscrizione facoltativa - a fronte di 3310 iscritti; 43 nella primaria, a fronte di 7699 iscritti, di cui 278 in situazioni di handicap; 27 nelle secondarie di primo grado (ex medie) su 5331 iscritti e 0 su 9120 nelle secondarie di secondo grado (ex superiori).

C’è un ma. "Il problema – sottolinea la Mezzani – è che molti genitori ritengono di poter seguire i percorso scolastico dei figli nella primaria partendo da un’idea di scuola che non ha più ragione di essere: sembra facile insegnare delle nozioni. S’ignora, però, del tutto un’altra parte importante delle competenze e delle acquisizioni: la capacità di argomentare, stare in gruppo, sviluppare l’interconnessione fra discipline e solo la scuola dà questo impianto, facendo la differenza rispetto alle famiglie, a volte poco stimolanti. E c’è di più: sui banchi della primaria il bambino impara la tolleranza dell’altro, la sana frustrazione di aspettare tempi non suoi, a non sovrapporre la propria voce a quella degli altri. Solo 6-7 alunni su 70 hanno patologie che, pur non assicurando loro il diritto alla dad, li portano a tutelarsi con l’homeschooling. Il resto sta a casa per scelte personali ed angosce amplificate. Ora sarà interessante vedere quanti continueranno dopo la pandemia".

Chiara Tenca