La Spezia, 18 settembre 2016  - NELLA PRIMAVERA 2017 ci saranno le amministrative. Tempo di bilanci, dunque, per l’amministrazione comunale spezzina. Ne parliamo con il sindaco, Massimo Federici, prossimo a chiudere la sua esperienza dopo due mandati.

Ultimi mesi di lavoro, in pratica è già campagna elettorale. Chi vedrebbe bene come sindaco dopo Massimo Federici? Una rosa di nomi? «Corrado Mori è il candidato migliore nel Pd. Ma condivido il percorso che Federica Pecunia ha proposto al partito: rendiconto amministrativo, ascolto della città, alleanze e solo a seguire candidature ed eventuali primarie. Solo dopo questo percorso e dopo il referendum capiremo il polso e decideremo».

Il ministro Orlando non le vuole. Lei che ne pensa: primarie si o no per la scelta del candidato? «Le fanno ovunque e dove si guidano con vero senso di comunità portano alla vittoria. Potremo rinunciarci solo se ci fossero motivi gravi e condizioni unitarie davvero ampie».

Alle regionali di un anno fa il Pd col centrosinistra le ha buscate in Regione e neanche alla Spezia ha brillato: a Paita è andato il 34% (12.357 voti) e Toti non era lontano dal sorpasso col 32% (solo 737 voti in meno). Onestamente, teme che esista la possibilità di perdere le amministrative? «Ci sono state in seguito anche le amministrative di giugno a dimostrare che oggi tutte le realtà sono contendibili. Ma gli spezzini costituiscono un elettorato molto maturo e sanno fare valutazioni ponderate. Anche alle regionali, seppur di misura e con la sinistra divisa, abbiamo vinto».

La crisi di giunta di primavera ha lasciato ferite aperte? Vede lacerazioni nel Pd che potrebbero complicare i prossimi mesi? «Sono divisioni da ceto politico. Alla città per fortuna interessa altro. Per questo ho voluto chiudere quella pagina anche se avrei avuto voglia di togliermi qualche sassolino dalle scarpe. Io voglio finire piazza Verdi, veder partire il nuovo ospedale e creare tutte le condizioni per chiudere l’Enel. Abbiamo lasciato un segno forte: guardatevi intorno. Locali pieni, turisti, un centro sempre più attrattivo, questa città negli anni più duri, quelli della lunga crisi, è stata cambiata. Per quanto riguarda il Pd, pur con i suoi contrasti, è radicato, è l’unico partito che ha rapporti profondi e diffusi con i cittadini nei quartieri, nel mondo del lavoro, del sociale, della cultura».

Quale è il problema di fondo del suo partito: troppi galli in un pollaio? «Guardi che nei partiti ci sono sempre stati e ci saranno sempre scontri politici e tra personalità. Ha visto i grillini come hanno fatto presto? A Roma come dalle nostre parti. Noi discutiamo, spesso con toni troppo aspri ma in un contesto democratico, senza capi che danno ordini dal blog. A Spezia le personalità che si confrontano sono forti, di spessore, toste e questo emerge. Meglio a Spezia dove la discussione è trasparente che a Roma dove viaggiano i lunghi coltelli a cinque stelle oppure ad Arcore dove il leader si sorteggia!».

Il presidente uscente dell’Ap la tira in ballo per dire che non lo ha sostenuto nelle battaglie a favore del porto della Spezia. Che cosa gli risponde? «Non merita risposta. Prima il porto cambia rotta meglio è».

Chi vedrebbe bene come presidente dell’Autorità di sistema portuale? «Non ho nomi, ma è il momento di figure tecniche, una guida capace che abbia un rapporto di collaborazione con la politica, con la città, che ricucia con la comunità portuale e che si metta a lavorare per fare il waterfront, la fascia di rispetto per i quartieri del levante, l’elettrificazione delle banchine, a superare il contenzioso sulla ricollocazione delle marine, a realizzare il Prp, eccetera. Insomma ciò che non è stato fatto, e se riesce a litigare un po’ meno con tutti poi sarà bellissimo».

Due mandati, 9 anni da sindaco: per che cosa pensa che la città possa ricordarla? «La città ora deve guardare avanti, non ricordare. Credo di aver rimesso la città nelle condizioni di fare proprio questo: guardare avanti».

Che cosa non rifarebbe? «L’ho detto più volte. Ho sbagliato ad accettare troppi rinvii e tempi lunghi sul nuovo waterfront».

Federici dopo il sindaco Federici: cosa c’è di vero nell’ipotesi che punti alla Camera dei deputati? «Niente».