Dai dati alle previsioni: "Il sistema è attendibile. Ma sulla piccola scala essere precisi è difficile"

Gianmaria Sannino, climatologo Enea, spiega da cosa dipendono gli errori. E da padre aggiunge: "E’ meglio un allerta in più che uno in meno".

Dai dati alle previsioni: "Il sistema è attendibile. Ma sulla piccola scala essere precisi è difficile"

Dai dati alle previsioni: "Il sistema è attendibile. Ma sulla piccola scala essere precisi è difficile"

"Meglio un allerta in più che uno in meno. E lo dico da papà prima che da scienziato. Premesso questo non ho dubbi sulla correttezza dei criteri con cui il sistema di Protezione civile elabora i dati del sistema di previsione per tradurli in indicazioni concrete". Gianmaria Sannino, climatologo dell’Enea, responsabile (fra l’altro) del Laboratorio modellistica climatica e impatti dell’ente di ricerca, solide basi di studio nel campo della fisica dell’atmosfera e della meteorologia, non ha dubbi. Può succedere, certo, che all’allerta non seguano precipitazioni dell’intensità annunciata, o addirittura non scenda una sola goccia d’acqua, ma ciò nulla toglie alla validità del sistema previsionale, che negli ultimi anni ha fatto passi da gigante.

"Il fatto è – spiega Sannino – che ci sono ancora margini di approssimazione sia con riferimento alla superficie geografica che al periodo di previsione. Occorre poi distinguere fra allerte e previsioni meteo e come le previsioni vengono tradotte in allerta, che è materia di Protezione civile. Il sistema previsionale è notevolmente migliorato, oggi possiamo lavorare su simulazioni numeriche molto più dettagliate, quelle di cui disponiamo sono figlie di altre simulazioni elaborate su base internazionale, che fanno riferimento a Ecmwf (il Centro europeo per la previsione a medio termine, il più importante centro meteo europeo, con sede a Reading in Inghilterra, ndr). E’ da lì che discendono elaborazioni nazionali e regionali. Non siamo più ai tempi del colonnello Bernacca, con l’avvento dei satelliti e stazioni meteo che fanno accertamenti in verticale, la situazione è molto progredita. Più efficaci modelli di osservazione, con più dettagli, consentono di fare non una sola simulazione ma decine, è da qui che dipende la maggiore o minore percentuale di esattezza della previsione".

Eppure non sempre i meteorologi azzeccano la previsione, a volte in modo clamoroso, è successo anche alla Spezia.

"L’’attendibilità della previsione non è affatto diminuita, tutt’altro. Col miglioramento della parte osservativa e dei modelli di osservazione oggi si esplorano tutti i parametri".

Gli errori da cosa dipendono?

"La previsione si fonda su due principali elementi, la condizione iniziale e la potenza di calcolo, l’atmosfera è un sistema complesso, dietro ci sono implicazioni di fisica e matematica incredibilmente complesse. Il problema è che la difficoltà di valutazione cresce a livello locale, man mano che il campo di osservazione si restringe. Si potrà fare sempre meglio con i computer di ultima generazione e l’intelligenza artificiale. Detto questo oltre la scala di 2-3 km quadrati le previsioni esatte sono estremamente difficili. Così come le valutazioni diventano problematiche col passare dei giorni. Stiamo allungando il periodo ma sopra i tre giorni i dati sono da interpretare con molta attenzione. Lo stesso centro di previsione europea estende il campo fino a 15 giorni ma dice: attenti perché i dati possono essere corretti. Insomma entro il limite di un giorno le previsioni sono oggi attendibilissime, superati i tre il quadro cambia. Ci sono situazioni, con la pressione stabile, in cui la previsione è facile, in un quadro atmosferico più vivace gli approfondimenti locali diventano ancora più difficili. E c’è da prendere con le pinze le forzature che troviamo in certe applicazioni del telefonino".

Si sente dire che l’emergenza climatica abbia reso più difficili anche le previsioni.

"No, le cose non stanno così. Le previsioni dipendono comunque dalla condizione iniziale di analisi, anche in condizioni climatiche anomale. E’ la percezione del clima che sta cambiando non la capacità di prevedere, percezione oltretutto diversa a seconda delle generazioni, i ragazzi di sicuro l’avvertono meno degli adulti".