Un anno se non proprio da incorniciare, sicuramente da annoverare fra quelli migliori, sia per la qualità delle uve che per il quantitativo totale della produzione. Che, pur restando sostanzialmente di nicchia, ha comunque registrato significativi incrementi, facendo ben sperare i produttori sulla possibilità di conquistare nuovi spazi di mercato. È il segno che la "nottata" è passata e che sul settore viti-vinicolo del comprensorio delle Cinque Terre, dopo la fase acuta della pandemia, è tornato il sereno? Presto per dirlo, e comunque gli operatori del settore restano con i piedi ben piantati per terra, convinti che i nodi storici dell’economia vinicola del territorio siano...

Un anno se non proprio da incorniciare, sicuramente da annoverare fra quelli migliori, sia per la qualità delle uve che per il quantitativo totale della produzione. Che, pur restando sostanzialmente di nicchia, ha comunque registrato significativi incrementi, facendo ben sperare i produttori sulla possibilità di conquistare nuovi spazi di mercato. È il segno che la "nottata" è passata e che sul settore viti-vinicolo del comprensorio delle Cinque Terre, dopo la fase acuta della pandemia, è tornato il sereno? Presto per dirlo, e comunque gli operatori del settore restano con i piedi ben piantati per terra, convinti che i nodi storici dell’economia vinicola del territorio siano tutt’altro che risolti. Basti pensare al tema del diritto di reimpianto dei vigneti che, senza una radicale riforma della normativa, di fatto impedirà un vero incremento della produzione con l’allargamento delle superfici vitate. Aspetto correlato al recupero dei terreni abbandonati e al ripristino dei muretti. Per non parlare dei cinghiali che continuano ad arrecare danni gravissimi alla produzione. Che la situazione, rispetto agli ultimi due anni, sia comunque migliorata è dimostrato dai numeri resi noti qualche giorno fa dai carabinieri del reparto Parco Nazionale Cinque Terre, a conclusione della campagna annuale di controlli volti a tutelare e promuovere la produzione del vino Dop, il restauro e la valorizzazione del paesaggio storico e agrario del comprensorio. I dati sulla produzione riguardano, per il 2021, le 31 aziende produttrici di vino, delle quali 21 hanno vinificato il Cinque Terre Doc e 16 hanno selezionato e messo in appassimento uve per la produzione di Sciacchetrà (una ha vinificato circa il 45% dell’intera produzione di vino bianco "Cinque Terre").

Ebbene, il quantitativo di uve messe ad appassire per produrre lo Sciacchetrà (36.708 kg) è stato superiore a quello dell’anno scorso (35.517 kg) e di poco inferiore al 2018 (37.312 kg), annata particolarmente favorevole. Il quantitativo di vino bianco (214.981 litri) - riferisce ancora il report dei carabinieri del Parco - è stato circa il 17% in più dell’anno precedente (182.931 litri). Dal 2000 ad oggi, il 2007 risulta l’anno di massima produzione di uve per Sciacchetrà (45.515 kg). È in questo contesto che il rapporto dell’Arma ha eseguito i rituali controlli in concomitanza con la campagna vendemmiale, risultati in tutto 25, spalmati nell’arco di 16 giornate. Verifiche molto stringenti che hanno permesso di tracciare un quadro molto positivo in tema di rispetto della normativa vigente, visto che si è registrato un solo intervento sanzionatorio per irregolarità documentale.

Ma gli accertamenti condotti sul rispetto formale della legge hanno anche un altro importante significato, configurandosi come attento monitoraggio di una produzione agroalimentare d’eccellenza, che per allargare il proprio mercato ha bisogno anche di garantire condizioni di assoluta correttezza, nell’interesse del consumatore e del mercato. I controlli, diffondendo una corretta informazione, prevengono infatti condotte dolose, laddove verificano, per esempio, l’effettiva corrispondenza tra designazione e contenuto dell’imbottigliato. Un modo per valorizzare le aziende produttrici, rassicurando il consumatore dell’autenticità e del valore dell’acquisto. E anche una garanzia per il buon fine degli investimenti del Parco volti a promuovere l’attività agricola tradizionale.

Franco Antola