di Marco Magi Aveva appena sedici anni quando il lituano Titas Krapikas, nel luglio del 2015, raggiunse l’Italia, ingaggiato dalla Sampdoria. Il suo sogno di giocare tra i professionisti – accarezzato in 83 partite nelle giovanili blucerchiate – si è però concretizzato solamente con lo Spezia. In questa stagione ha collezionato soltanto 4 gettoni – da protagonista – in Coppa Italia, mentre nello scorso campionato sono state 8 (di cui 2 in coppa) le presenze totali. Il gigante della porta ha un contratto con gli aquilotti fino al 2022, con opzione per ulteriori due anni. È single, ha un fratello più grande di sei anni, Deividas, che ha giocato nei dilettanti e gli ha trasmesso la passione per il calcio. Mentre suo padre Ricardas lavora in fabbrica e la mamma Ilona in un asilo. Il nostro Paese l’ha vissuto solo alla Spezia e a Genova. Sinceramente dove si è trovato...

di Marco Magi

Aveva appena sedici anni quando il lituano Titas Krapikas, nel luglio del 2015, raggiunse l’Italia, ingaggiato dalla Sampdoria. Il suo sogno di giocare tra i professionisti – accarezzato in 83 partite nelle giovanili blucerchiate – si è però concretizzato solamente con lo Spezia. In questa stagione ha collezionato soltanto 4 gettoni – da protagonista – in Coppa Italia, mentre nello scorso campionato sono state 8 (di cui 2 in coppa) le presenze totali. Il gigante della porta ha un contratto con gli aquilotti fino al 2022, con opzione per ulteriori due anni. È single, ha un fratello più grande di sei anni, Deividas, che ha giocato nei dilettanti e gli ha trasmesso la passione per il calcio. Mentre suo padre Ricardas lavora in fabbrica e la mamma Ilona in un asilo.

Il nostro Paese l’ha vissuto solo alla Spezia e a Genova. Sinceramente dove si è trovato meglio?

"Genova è un bella città anche se non mi piaceva molto. Troppo grande e caotica, ma soprattutto ben più sporca e meno curata di Spezia, di cui mi sono subito innamorato, perché è un vero gioiello".

Quanto le manca la famiglia così lontana?

"La sento spesso attraverso la messaggistica on line e appena posso, per le vacanze, la raggiungo per almeno una settimana. Appena capita l’impegno con la nazionale, poi, colgo l’occasione per andarli a trovare. L’ultima volta è stata a novembre".

Solo calcio o qualche altro sport nel suo passato?

"Quando avevo circa otto anni, tre giorni di allenamento di basket, poi ho mollato. Ma soltanto perché non ero a mio agio nella squadra di calcio dove stavo".

Raggiunge ora i 194 centimetri, è sempre stato alto fin da bambino?

"Nel momento in cui ho iniziato a giocare, ero accanto a quelli più grandi di me di 4 anni. Si è pensato pure alla pallacanestro vista la mia altezza, anche perché in Lituania sono tutti appassionati di quello sport: perfino un bimbetto di 3 anni – sorride – ne conosce regole, statistiche e curiosità".

Chi l’ha ispirata all’inizio e chi la sta ‘guidando’ adesso?

"Quando da piccolo vedevo qualche video del tedesco Oliver Kahn, rimanevo affascinato, poi portavo i capelli come lui e magari lo sembravo un po’. Alla Sampdoria mi allenavo con Viviano e mi ha insegnato tanto, certo poi mi piacciono Sirigu e la leggenda Buffon".

Il ruolo di portiere è diverso dagli altri. Cosa serve per esserlo?

"Pazienza, pazzia e un impegno diverso da un giocatore degli altri settori. Nel calcio moderno tutti vogliono un numero 1 che sappia usare lmani e piedi".

Nello spogliatoio vi fate degli scherzi?

"Sì, c’è un bell’ambiente. Nasconderci le scarpe o i guanti è quasi all’ordine del giorno. Peccato aver perso qualche amico davvero simpatico come Mora e Bartolomei".

Con che giocatore avrebbe voluto essere in squadra?

"Davanti a me, magari, il mito Paolo Maldini. Però, in realtà, un sogno l’ho realizzato: desideravo da bimbo giocare con Galabinov e ci sono riuscito. È un attaccante incredibile, solo lui può prendere direttamente un mio rilancio e andarsene in porta a fare gol".

Legge giornali o libri?

"I quotidiani poco, qualche autobiografia di colleghi illustri sì, le mie preferite quelle di Totti e Ibrahimovic".

Utilizza i social?

"Sì, certo, quando ero ragazzino di più, adesso meno perché mi ruberebbe troppo tempo".

Come passa la giornata extracalcio?

"Gioco coi compagni alla playstation, leggo, guardo la tv e nel tempo libero sento la famiglia e gli amici lontani. Poi mi piace cucinare la carne, sono un... masterchef del barbecue".

E se parliamo di musica, cosa ama?

"Pop e rap in generale, ma poi vi stupirò: adoro Nino D’Angelo! Lo so, sembra strano e tutti mi chiedono sempre ‘come mai?’. Quando arrivo in macchina agli allenamenti e apro i finestrini, tutti ascoltano i suoi brani, poi ho i capelli lunghi biondi ad altezza spalle... e così mi chiamano come lui".

Ma anche prima delle partite, quando la vediamo con gli auricolari?

"No, no, in quel caso rap, rock americano e canzoni del mio Paese, per caricarmi".

Miglior pregio e peggior difetto?

"Sono una brava persona, dentro soprattutto, fuori magari un po’ meno – scherza – . Aspetti negativi? Testardo e presuntuoso, voglio avere sempre ragione".

Infine, fra dieci anni dove si vede?

"Spero ancora in un campo di calcio e mi auguro sempre in porta. Il nostro sport è imprevedibile, non sai mai cosa succederà la stagione successiva e in quale parte del mondo sarai".