Sgominata dai carabinieri la "banda del bancomat" con base logistica a Treviso, ma che aveva sconfinato nelle province spezzinaed apuana mettendo a segno dei colpi anche ad Ameglia e nella vicina Caniparola, facendo saltare i bancomat della Banca Carige e di Banco Posta. Secondo quanto accertato dagli investigatori dell’Arma i colpi avrebbero fruttato un bottino complessivo di 250mila euro. Nel corso della maxi operazione avviata nel febbraio scorso dal nucleo investigativo del comando provinciale dei carabinieri di Treviso, assieme ai comandi provinciali di Lucca, La Spezia, Pistoia, Prato, Grosseto, Massa Carrara, Brescia e della compagnia di Sarzana sono state emesse ed eseguite cinque ordinanze di custodia...

Sgominata dai carabinieri la "banda del bancomat" con base logistica a Treviso, ma che aveva sconfinato nelle province spezzinaed apuana mettendo a segno dei colpi anche ad Ameglia e nella vicina Caniparola, facendo saltare i bancomat della Banca Carige e di Banco Posta. Secondo quanto accertato dagli investigatori dell’Arma i colpi avrebbero fruttato un bottino complessivo di 250mila euro. Nel corso della maxi operazione avviata nel febbraio scorso dal nucleo investigativo del comando provinciale dei carabinieri di Treviso, assieme ai comandi provinciali di Lucca, La Spezia, Pistoia, Prato, Grosseto, Massa Carrara, Brescia e della compagnia di Sarzana sono state emesse ed eseguite cinque ordinanze di custodia cautelare in carcere, alle quale si aggiunge quella di una donna, compagna di uno degli arrestati, già condannata. Quattordici le perquisizioni nei confronti di 9 persone per furto aggravato continuato, detenzione e porto abusivo di armi, esplosivo, riciclaggio e favoreggiamento personale.

I colpi che la gang effettuava avvenivano soprattutto nelle notti tra il venerdì e il sabato, quando sapevano che c’era il maggior quantitativo di denaro in cassa. Ad Ameglia avevano fatto saltare il bancomat della Carige il 29 febbraio, attorno alle 2, portando via quasi 30mila euro. Nella notte fra il 22 e il 23 febbraio, invece, avevano preso di mira il bancoposta di Caniparola , e quindi quelli di San Miniato, Empoli, e del Cinquale., una frazione del comune di Montignoso a Massa Carrara. Nella piana di Ameglia il colpo in piena notte aveva sollevato un grande allarme fra gli abitanti della zona, quando l’ordigno piazzato vicino al bancomat aveva fatto saltare i vetri di alcune abitazioni e in una si era persino staccato un quadro da una parete. Era stata come sempre un’azione fulminea che non aveva lasciato traccia, ma tanta era stata la paura per ilforte boatofra i residenti usciti in strada. Paura che era cessata solo quando erano intervenute con i loro lampeggianti le pattuglie dei carabinieri della compagnia di Sarzana che avevano avviato le indagini. Ora, grazie al lavoro in sinergia fra i carabinieri il clan dell’assalto ai bancomat che aveva iniziato le sue scorribande a gennaio del 2020 è stato neutralizzato. Gli investigatori dell’Arma hanno infatti accertato che le basi logistiche erano a Treviso e Pistoia ed hanno messo le manette ai polsi di: Janco Major 46 anni, Naika Gabrieli 40 anni, Laki Grisetti 36 anni, tutti residenti nelle province di Treviso, quindi Lilano Ferri, 48 anni di Altopascio e Guido Dejan Negro, 25enne di Viareggio. Nel corso dell’operazione è stata arrestata anche la compagna di uno degli indagati Chiara Colombo, 32enne di Castelfranco Veneto ricercata, dopo la condanna a 6 anni e 4 mesi per furti in casa di anziani tra il 2014 e il 2017. I provvedimenti restrittivi della procura di Padova, emessi dal sostituto procuratore Benedetto Roberti, che ha coordinato le indagini dei carabinieri riguardano i tre assalti ai bancomat avvenuti ad Ameglia , Empoli e San Miniato, inoltre il gruppo è indagato in stato di libertà per gli ulteriori assalti che sono stati effettuati il 22 febbraio a Caniparola di Fosdinovo, Montignoso e Pontasserchio.

Dalle indagini è anche emerso che la banda effettuava sopralluoghi prima di effettuare i colpi e si muoveva con un’auto di grossa cilindrata risultata poi rubata e con targhe clonate. Avevano a disposizione una pistola semiautomatica, ordigni esplosivi, strumenti di effrazione e scanner per intercettare le comunicazioni delle forze dell’ordine, oltre ad alloggi messi a disposizione dai basisti.

Carlo Galazzo