La Spezia, 13 febbraio 2021 - Sono trascorse circa 48 ore dall’uscita della tabella che riportava tra le categorie con “comportamento a rischio“ l’omosessuale e che vede inseriti nella stessa casella anche il tossicodipendente e il soggetto dedito alla prostituzione. Ma l’eco di quella uscita non si è ancora spento. Dopo le scuse della direzione dell’Asl 5, di Regione Liguria, Ministero della Salute e l’avvio di un’inchiesta interna, e il ritiro a tempo di record del documento, l’azienda sanitaria spezzina sta ancora cercando di capire come la situazione possa essere sfuggita di mano.
Resta soprattutto da capire come possa essere stato messo in circolazione un documento simile. E forse a questo proposito un po’ di chiarezza non guasterebbe. È chiara invece la posizione del direttore generale dell’Asl 5, Paolo Cavagnaro, che definisce «Sbagliata la specifica delle categorie a rischio». E aggiunge: «Si tratta di un documento che si usa in intranet (all’interno dell’azienda) ed è ad uso esclusivo dei medici e riferito all’anagrafe vaccinale». Insomma da utilizzare quando si fa una cartella clinica ma non certo da mandare in giro con tanto di intestazione. E invece è proprio questo che è sfuggito di mano. Perché sotto al logo dell’Asl è riportato “Gentile utente, la preghiamo di barrare la voce che descrive la vostra categoria..» Inquietante. 
Certo le prese di posizione non mancano. Tra queste anche quelle dei medici di famiglia che vogliono subito chiarire – «Di non aver mai ricevuto il documento dell’Asl5, allegato ai moduli riguardanti la vaccinazione anti-Covid, nel quale l’omosessualità viene definita comportamento a rischio». Lo dicono Maria Pia Ferrara e Francesco Pardini, segretari provinciali rispettivamente della Fimmg e dello Snami, precisando i limiti di una vicenda in cui i medici di medicina generale spezzini risultano del tutto estranei. E aggiungono – «Non entriamo nel merito delle responsabilità sulla divulgazione del documento discriminatorio, poi ritirato dall’ Asl. Nei prossimi giorni sarà fatta di certo chiarezza, mentre il ministero della Salute ha già annunciato una revisione di una enunciazione vecchia e superata. Ma, per quanto ci riguarda, ci teniamo a informare l’opinione pubblica della versione giusta delle cose. L’Azienda sanitaria non ci ha mai portato a conoscenza, con nessun tipo di messaggio, di quelle ‘linee guida’, conosciute soltanto quando il caso è esploso sui media».
Una dicitura anacronistica e definita «vergognosa» da Verushka Fedi e Silvia Conca, segretaria provinciale di Rifondazione Comunista e responsabile nazionale per le politiche LGBTQI di Rifondazione. «Credevamo che la patologizzazione dell’omosessualità fosse un doloroso ricordo del passato, ma non è così. »Quanto scritto nei moduli per accedere alla vaccinazione anti Covid dell’Asl5 è a dir poco vergognoso». «Già dal 2001 – continua la nota– , come ha ricordato Liguria Pride, le politiche sanitarie in Italia distinguono tra comportamenti a rischio e soggetti a rischio. È impensabile che una Asl faccia ancora confusione tra i due concetti e perpetui lo stigma contro le persone omosessuali.E questo è pericoloso non per questioni formali». Per loro non si tratta di «comunicazione discriminatoria, ma di un disvelamento di grave e concreta incompetenza, per la quale non basteranno le dimissioni di qualche capro espiatorio».
A.M.Z.