I tamponi sospetti inviati a Siena per accertare la presenza della variante inglese
I tamponi sospetti inviati a Siena per accertare la presenza della variante inglese

Grosseto, 18 febbraio 2021 - Ce lo si immaginava ed è successo: la variante inglese del SarsCov2 è anche a Grosseto e in tutto il bacino di competenza dell’Asl Toscana Sud Est. Per il momento i casi accertati in tutta l’ ’aslona’ sono 35, ma presto potrebbero essere molti di più perché a Siena ci sono diversi tamponi sospetti che devono essere approfonditi. Al momento la Maremma risulterebbe interessata con soli 5 casi, ma c’è poco da stare allegri. Anche da noi, infatti, è lecito immaginare che questo tipo variante possa raggiungere ben altri numeri nel volgere di pochi giorni.

"Abbiamo due ordini di problemi – dice Maurizio Spagnesi, direttore del Dipartimento di igiene e prevenzione dell’Asl Toscana Sud Est –Il primo è che la variante inglese ormai ha preso ’possesso’ dell’intero Paese e dunque è molto difficile arginarla. Il secondo, il più importante, è che è impossibile fermare l’avanzata di questa come di altre varianti se i cittadini non rispettano le norme basilari che ormai stiamo ripetendo da un anno".


E le regole sembrano essere sempre quelle. Non ce ne sono di diverse, perché anche secondo il dottor Spagnesi non vi è necessità di regole nuove. Sarebbe sufficiente, quindi, indossare sempre la mascherina in maniera corretta (cioè a coprire naso e bocca) sia in luoghi all’aperto, sia al chiuso, in qualsiasi occasione in cui siano presenti anche persone diverse dal proprio nucleo familiare convivente. Oltre alla mascherina indossata nella giusta maniera è ancora necessario osservare il distanziamento e curare in maniera frequente l’igiene delle mani.
 

«Non ci sono altre regole da seguire – sottolinea Spagnesi – Queste sarebbero sufficienti. La variante inglese è molto più diffusiva del ceppo orginario di SarsCov2, ma non ci sono evidenze scientifiche che ci dicano che si debbano adottare precauzioni diverse da quelle che ormai tutti dovrebbero aver ben compreso. Non è che per il SarsCov2 originario bastava un metro di distanza e adesso, invece, per la vairante inglese ne occorrono due. Il problema vero è che le persone spesso non si tengono a distanza nemmeno di dieci centimetri. E non è solo un problema che si riscontra tra i giovani, bensì pure tra le persone più adulte che si presume possano avere maggiore senso di responsabilità, non fosse altro che perché esposte a un maggiore rischio". E invece niente. In alcuni casi sembra proprio che la superficialità dei cittadini raggiunga livelli estremi.

"Nonostante i nostri sforzi di comunicazione sembra proprio che siano in molti a non aver capito che certi comportamenti non possono essere tenuti – prosegue Spagnaesi – Proprio nei casi di variante inglese rilevati nella Sud Est andando a fare le indagini epidemiologiche ci siamo accorti che in alcune famiglie si sono fatte cene e ’controcene’ tutti insieme appassionatamente. Ritrovi famigliari come se nulla fosse. Questi sono comportamenti che non potevamo permetterci prima e che a maggior ragione non possiamo permetterci adesso che la variante inglese ha un metodo di contagio molto più veloce. Purtroppo – conclude il direttore del Dipartimento di igiene e prevenzione – fin quando non raggiungeremo altissime percentuali di vaccinati, non abbiamo altro mezzo per difenderci che attuare le msiure di sicurezza: mascherina, distanziamento, igiene delle mani. Prima ce lo mettiamo bene in testa tutti, prima potremo sperare in un futuro migliore".
 

Andrea Fabbri