Grosseto, 12 marzo 2013 -  Il clima sta cambiando sempre di più, il 2017 è stato l’anno con meno pioggia degli ultimi 200 anni. Secondo l’istituto di scienze dell’atmosfera e del clima i danni alla campagna, alle coltivazioni e agli allevamenti sono stati stimati per oltre due miliardi di euro, ai quali si aggiungono una perdita in termini di valore del 6,7% del terzo trimestre e diverse opportunità economiche. Alla perdita economica si aggiunge quella territoriale difatti il 21% del suolo italiano è a rischio desertificazione e la Sicilia e la regione con il maggior rischio. Uno scenario drammatico che occorre arginare attraverso azioni strategiche che mitighino i cambiamenti climatici e i suoi effetti. Questo il tema discusso oggi a bordo del Treno Verde con Riccardo Breda, presidente CCIAA della Maremma e del Tirreno, Federico Vecchioni, presidente Bonifiche Ferraresi, Attilio Punzo, direzione efficienza energetica GSE, Fabio Fabbri Regione Toscana, Valter Nunziatini, progetto ViviMED Regione Toscana e Angelo Gentili, resp. Nazionale agricoltura di Legambiente. L’agricoltura non è solo una vittima di tali cambiamenti, ne è anche fautrice attraverso l’utilizzo di pratiche scorrette, infatti ad essa sono riconducibili un quarto delle emissioni clima alteranti (80% della filiera agro-zootecnica).

È per questo motivo che l’agricoltura deve dare un contributo fondamentale nella tutela degli ecosistemi e nel contrasto ai cambiamenti climatici e alle gravi emergenze ambientali del nostro paese. L’impatto negativo dell’agricoltura è enorme: ad esempio, tra il1960 ed il 2011 la superficie coltivata a frumento è passata dal 30% al 45% mente i legumi dal 20% allo 0,21% nonostante il grande apporto che hanno i legumi come azotofissatori nel terreno agrario e la grande importanza nutrizionale per la nostra alimentazione come fonte essenziale di proteine. Senza contare che, sul fronte dei fertilizzanti, che 1 kg di fertilizzante azotato richiede l'equivalente energetico di due litri di gasolio. Nel 2000 ad esempio l'energia per la produzione di fertilizzanti è stata pari a 191 miliardi di litri di gasolio, la stima per il 2030 è di 277 miliardi: un pesantissimo contributo al cambiamento climatico. “Occorre avviare un percorso che abbia come asse principale la sostenibilità, rispecchi le esigenze dei territori e nello stesso tempo utilizzi al meglio gli strumenti tecnologici a disposizione” – dichiara Angelo Gentili della segreteria nazionale di Legambiente. Fondamentale, dunque, il rilancio di un modello agricolo attento alla complessità degli ecosistemi naturali e che al tempo stesso sia in grado di innovare sperimentando nuove tecnologie attraverso la ricerca e sviluppo, utilizzando varietà autoctone che si adattino di più ai cambiamenti del clima, attingendo ad antichi saperi della cultura rurale e realizzando processi partecipati nei territori garantendo cibo sano ed a filiera corta per i consumatori.

Dall’iniziativa a bordo del Treno Verde emerge con chiarezza come il distretto agroalimentare della Toscana Sud, che unisce la Val di Cornia, la Maremma e le zone a vocazione agricola del senese e dell’aretino, ha tutte le carte in regola per divenire un’area di grande valore per sviluppare un laboratorio di sperimentazione che coniughi un modello di sostenibilità dal punto di vista agricolo con la tutela del territorio e delle filiere alimentari tradizionali. Ma per far sì che la nuova agricoltura sia davvero protagonista degli scenari del prossimo futuro occorre cambiare paradigma e, soprattutto in Italia e in Europa, apportare dei cambiamenti radicali nella pianificazione delle strategie rivolte alla politica agricola che vada nella giusta direzione che favorisca questi processi.