Filippo Andreani e la moglie Adriana
Filippo Andreani e la moglie Adriana

Piombino (Livorno), 8 agosto 2019 - «Abbiamo fiducia nella giustizia, stiamo aspettando i risultati». Filippo Andreani e la moglie Adriana, ieri pomeriggio, al rientro a casa a Riotorto, hanno commentato con poche parole lo svolgimento dell’autposia che era in corso all’istituto di medicina legale di Pisa. Filippo, il figlio di Maria Simonetta Gaggioli, 76 anni, è indagato insieme alla moglie nell’ambito dell’inchiesta per occultamento di cadavere. Il corpo senza vita di Maria Simonetta, lo ricordiamo, è stato scoperto sabato 3 agosto, chiuso in un sacco in fosso ai bordi della vecchia Aurelia, poco a sud di Riotorto. Da lì sono partite le indagini dei carabinieri coordinate dalla dottoressa Ezia Mancusi della procura di Livorno.

Per ora si indaga per occultamento di cadavere. Non si sa se la donna sia stata uccisa o se sia morta per un malore, per un incidente e poi trasportata chiusa in un sacco nel fossato. L’esame autoptico non ha sciolto tutti i dubbi. Il corpo era in avanzato stato di decomposizione e non presentava chiari segni di violenza.

Per cui serviranno ulteriori accertamenti per chiarire le causa della morte. Saranno necessari tutta una serie di controlli e verifiche su organi interni tessuti e altri elementi. Verrà eseguito anche l’esame tossicologico, utile per capire se la donna abbia assunto sostanze letali o farmaci. Il corpo ma resta a disposizione della magistratura per i successivi esami che richiedono tempi più lunghi.

L’auto del figlio, Filippo Andreani, 47 anni resta sotto sequestro. Sulla vettura, una Fiat Punto grigia, sono in corso verifiche, si cercano tracce utili alle indagini. Il figlio, insieme alla moglie Adriana è indagato nell’ambito dell’inchiesta per occultamento di cadavere. Non sono stati adottati provvedimenti contro di lui, che formalmente è anche parte lesa. Andreani ha nominato i legali Francesco Nardini ed Eleonora Goti di Follonica, per seguire il caso.

Gli inquirenti preferiscono mantenere il riserbo sull’indagine, ma si capisce che servirà un po’ di tempo per chiarire il quadro della situazione. Sono state acquisite una serie di testimonianze sia dei vicini di casa a Riotorto, sia dei parenti e conoscenti della vittima. Si sa dei litigi in famiglia e dei rapporti non facili tra madre e figlio, ma è chiaro che tutto questo non basta a capire che cosa sia successo, occorrono elementi di prova e riscontri. E sopratutto bisognerà ricostruire le ultime ore di vita di Maria Simonetta Gaggioli e capire come il suo corpo sia finito in quel fosso lungo l’Aurelia.

L.F.