Predazioni, ancora caos. Assalti sul Monte Labbro. Due pecore morte e cane ferito

Colpita l’azienda di Franceschelli: ovini dilaniati e pastore maremmano ferito. Scomparso l’altro cane da guardiania. Il Comitato: "Subito il declassamento del lupo".

Predazioni, ancora caos. Assalti sul Monte Labbro. Due pecore morte e cane ferito
Predazioni, ancora caos. Assalti sul Monte Labbro. Due pecore morte e cane ferito

Anno nuovo, ma problemi vecchi. Le predazioni infatti non accennano a diminuire: questa volta ad essere assaltata dai predatori è stata l’azienda agricola di Giacomo Franceschelli, allevatore di Arcidosso: il primo giorno dell’anno, all’imbrunire nella sua azienda, che si trova sul Monte Labbro, si è trovato dinanzi ad uno scempio indescrivibile: due pecore dilaniate completamente, una dispersa, un cane ferito mortalmente e un altro scomparso. Giacomo Franceschelli ha messo al corrente la presidente del comitato Pastori d’ Italia, Mirella Pastorelli. "Sappiamo delle grandi perdite subite da Giacomo Franceschelli durante questi anni – ha iniziato Pastorelli – Il lupo ha praticamente mangiato tutto il suo capitale e questa ennesima predazione ha procurato in lui tanto sconforto ed amarezza. Franceschelli ha sempre difeso i diritti degli allevatori, ha sempre creduto nelle promesse della politica che poi si sono rivelate solo bolle di sapone". Nella zona alle pendici del Monte Labbro sta girando un branco composto da 3/4 lupi che stanno mettendo in ginocchio le aziende locali. Molte le segnalazioni che sono state fatte alle autorità. "Stiamo vivendo uno dei momenti più difficili degli ultimi anni – ha chiuso Mirella Pastorelli – dovuti al caro vita e alle battaglie in difesa dei nostri eccellenti prodotti che vorrebbero sostituire con carni sintetiche e farine di grillo. Distruggendo un patrimonio zootecnico che da anni ha fatto dell’Italia uno dei primi paesi produttori di eccellenze". Il Comitato Pastori d’Italia, alla luce delle ultime predazioni chiede "il declassamento immediato del lupo e l’approvazione di un piano nazionale di gestione attraverso un serio contenimento se la politica ha veramente intenzione di salvare quel poco che è rimasto della zootecnia".