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Lilt Grosseto: nuovo direttivo e focus sulla prevenzione del cancro

Il centro diagnostico Lilt Grosseto rinnova il direttivo e punta sulla prevenzione e diagnosi precoce del cancro.

Renzo Giannoni (Lilt)

Renzo Giannoni (Lilt)

È un centro diagnostico, quello della Lilt, da medaglia d’oro, è un patrimonio della comunità. Queste sono le parole che spende, con emozione, Renzo Giannoni, consigliere e direttore amministrativo della Lilt Grosseto di via de Amicis 1, sul centro presente nel capoluogo maremmano, diretto anche dalla coordinatrice provinciale Barbara Bricca.

L’ultima novità è il rinnovo del consiglio direttivo che vede oltre a Giannoni, anche Mirella Milli, Margaret Calabria, Francesca Venturini, Teresa Coppola, Barbara Ciacci, Marco Borgognoni, Marco Scandroglio, Marco Barbetti.

Quali sono gli obiettivi del nuovo direttivo?

"Si tratta di persone di massima esperienza nel volontariato. Siamo in una fase particolare, questo rinnovo del comitato direttivo rimarrà in carica dal 2025 al 2030".

La vostra mission?

"La nostra mission è educare le persone alla prevenzione e fare una diagnosi precoce. La prevenzione è l’arma per combattere il cancro perché statistiche acclarate testimoniano che, se la neoplasia viene scoperta in fase iniziale, la possibilità di sopravvivenza aumenta dell’80%. Sottoponendo periodicamente e in modo ciclico le persone al controllo siamo in grado di monitorare quelle situazioni che nella fase di degenerazione iniziale permettono l’intervento che ha due valenze: salvare la vita e abbattere i costi della sanità. Se vengono trascurati i melanomi diventano tumori irreversibili ed entrano nella fascia delle problematiche non solo soggettive ma anche sociali. La nostra battaglia è far capire l’importanza della prevenzione, perché parlarne e basta non serve. Grazie agli screening l’indice di positività è del 10 %, ma diversificata. Dobbiamo gestire e implementare la cultura della prevenzione nella comunità, dunque il senso civico del volersi bene. Se la diagnosi è precoce si salva la vita".

Come mai c’è ritrosia verso gli screening e non vengono considerati da un vasto pubblico?

"Ci sono vari aspetti carenti: il primo è culturale: gli uomini non si sottopongono volentieri alla visita urologica perché c’è un tabù. C’è anche difficoltà di approccio alla questione sanitaria. Noi siamo la nuova Lilt, tutte persone nuove che non hanno avuto a che fare con il passato. Siamo stati chiamati dai medici per riaprire la Lilt. Abbiamo comprato i macchinari e pagato i debiti".

Come funziona la Lilt?

"Eroghiamo i servizi solo ai soci, che possono accedere con una tessera di 30 euro annuale. A secondo del tipo di screening chiediamo un contributo a sostegno delle spese. Abbiamo 700 prenotazioni per i nei, 800 per l’eco seno, 200 per l’eco addome. Siamo tutti volontari".

Volete lanciare un appello?

"Siamo alla ricerca di medici, abbiamo bisogni di professionisti che vogliano dedicare del tempo. Uniamoci perchè insieme possiamo salvare vite. Vorremmo farla diventare un presidio ospedaliero parallelo a sostegno dell’ospedale. Facciamo rete, solo così possiamo abbattere delle barriere che non ci permettono di arrivare a tante più persone".

"La prevenzione del cavo orale è legata anche al papilloma virus perché può venire anche in bocca – aggiunge Barbara Bricca –. Le donne pensano, facendo il pap test con esito negativo, di essere fuori dal problema, ma non è così. Devono essere conosciute queste tematiche. Anche la paura entra in gioco ed il problema economico che fa indietreggiare chi ha difficoltà. La cultura dovrebbe partire dai medici di base, per familiarità, predisposizione da valutare sui loro assistiti".