PRESSPHOTO Firenze, prof. Giampiero Maracchi metereologo.
PRESSPHOTO Firenze, prof. Giampiero Maracchi metereologo.

Firenze, 15 ottobre 2014 - Fino agli anni '90 se ne registrava una ogni 20 anni, ora si è passati a 6-9 l'anno. E nonostante la maggiore frequenza restano eventi 'imprevedibili', capaci di scaricare in un sol colpo 3000 tonnellate di acqua su un ettaro di suolo come è avvenuto ad esempio in Maremma. Sono le bombe d'acqua, che hanno messo in ginocchio in pochi giorni prima la città di Genova, poi una zona della Maremma, con rispettivamente 6 e 2 vittime.

"Di fronte a queste quantità di acqua - ammette Giampiero Maracchi, docente di climatologia all'Universita' di Firenze - siamo assolutamente impotenti. L'incuria del territorio c'è, è vero, ma con un tale livello di precipitazioni c'è poco da fare". Certa è la causa scatenante delle bombe d'acqua, cioè i cambiamenti climatici. "Dagli anni '60 agli anni '90 - ricorda Maracchi - questi eventi erano molto rari, al massimo se ne registrava uno ogni 20 anni. Ora ne abbiamo da 6 a 9 l'anno, e questo era stato previsto già in una Conferenza sul clima cui partecipai nel 1980". A causarli è il riscaldamento dei mari che attraverso l'evaporazione aumenta il contenuto di umidita' delle nuvole e 'rigenera' i temporali con un trasferimento di energia, provocando piogge consistenti. Ma ci sono anche condizioni orografiche che favoriscono questo tipo di eventi: "Sia nel golfo ligure che ad esempio nella costa toscana che va dalla provincia di Massa alla Versilia le zone montuose - precisa Maracchi - fanno incuneare l'aria atlantica che porta a generare le bombe d'acqua". Nonostante questi fenomeni siano in aumento, restano tuttora imprevedibili.

"Per la verita' - sottolinea - il Consorzio Lamma, che si occupa delle previsioni meteo per la Toscana, ha dato lunedì scorso l'allerta, ma riguardava la zona che da La Spezia va a sud di Grosseto. Era praticamente certo il rischio del verificarsi di un evento estremo, ma non era possibile individuarne il luogo preciso". Peraltro se l'attendibilità delle previsioni è del 95% per le 24 ore, aggiunge il climatologo, diventa dell'80% per le 48 ore. "L'errore che fa chi legge le previsioni è pensare che, con le nuove tecnologie, siano attendibili al 100%". Ma se questi fenomeni sono allo stato dell'arte imprevedibili, per i danni economici, conclude il climatologo, si potrebbe pensare a un'assicurazione obbligatoria, come avviene negli altri Paesi europei, per risarcire chi abita in zone considerate a rischio.