Ecco l'infermiere di famiglia
Ecco l'infermiere di famiglia

Grosseto, 17 settembre 2020 -  Una nuova figura, vicina e amica, nello scenario della sanità: è l’infermiere di famiglia e comunità. Nasce anche un nuovo acronimo: Ifc. I primi ad entrare in attività sono, in questi giorni, infermieri esperti e già in organico Asl che hanno seguito appositi corsi di formazione. Poi sarà la volta dei nuovi assunti, 133 nell’intera Asl Toscana sud est. Ci saranno 8 infermieri ogni 50.000 abitanti: 36 in provincia di Grosseto. "L’infermiere di famiglia – ha ricordato Simona Dei, Direttrice Sanitaria della Asl Tse – è un elemento basilare del sistema socio sanitario toscano, una figura di riferimento per le persone. La sua attività si integra con quelle del medico di medicina generale, del pronto soccorso, dei servizi sociali e territoriali per realizzare un’unica presa in cura delle persone soprattutto fragili e complesse".

"La nostra Asl – ha aggiunto il Direttore generale, Antonio D’Urso – crede fortemente nel ruolo dell’infermiere di famiglia. E l’approccio messo in atto sia dall’Ordine dei medici che da quello degli infermieri, rafforza e convalida questa impostazione: nessun antagonismo ma una sintesi positiva che aumenta la qualità dei servizi per le persona e rassicura l’Azienda sanitaria". La concreta attività dell’infermiere di famiglia e di comunità è stata illustrata da Lorenzo Baragatti, Direttore del Dipartimento delle professioni infermieristiche e ostetriche della Asl Tse: "L’infermiere opera sulla presa in carico dei bisogni a tre livelli - spiega – Il primo è il suo rapporto individuale con le famiglie di cui diventa, ovviamente insieme al medico di base, un punto di riferimento personale: un professionista conosciuto e che conosce la famiglia per la quale opera. Il secondo livello è quello di gruppo, attraverso interventi che si rivolgono a gruppi di persone organizzati in funzione di specifici bisogni di salute. Infine il livello comunitario attraverso azioni preventive e educative rivolte alla popolazione. La collaborazione tra più professionalità crea le condizioni per creare un piano assistenziale integrato e personalizzato".