Grosseto, 24 marzo 2018 - Schettino contro l’Italia. Ha passato il primo filtro di ammissibilità il ricorso alla Corte europea di Strasburgo che i legali di Francesco Schettino hanno depositato il 12 gennaio scorso. La comunicazione all’avvocato Saverio Senese è arrivata nei giorni scorsi con lettera e numero di protocollo del ricorso, il 5107/18.

Francesco Schettino

 

All’ex comandante della Costa Concordia, la nave naufragata all’Isola del Giglio il 13 gennaio 2012, che sta scontando Rebibbia la condanna a sedici anni di carcere, la notizia è stata data con un telegramma inviato dall’avvocato Senese. «LO VEDRÒ nei prossimi giorni – ci ha detto il legale – credo proprio sia contento. E’ importante che non abbiano ritenuto il ricorso, manifestamente infondato. Ora ce la giochiamo». La prossima mossa sarà l’eventuale costituzione del governo italiano. Pochi gli indizi che l’avvocato napoletano Senese, il quale assiste Schettino dal processo in Appello, lascia trapelare sul ricorso. «Ci siamo basati – ha sottolineato – sul principio che siano stati lesi alcuni diritti fondamentali dell’uomo. In sintesi che ci sia stata da parte dei magistrati di primo e secondo grado una sorta di preconcetto nel giudicare Schettino». Cioè un pregiudizio che può, secondo Schettino e i suoi avvocati – Senese è affiancato dal professor Pasquale De Sena – aver influito sull’imparzialità dei giudici grossetani e fiorentini nella condanna dell’ex comandante di Meta di Sorrento.

Un preconcetto che potrebbe essere scaturito dal tam tam mediatico di cui Schettino, anche per sua volontà soprattutto all’inizio della fase processuale, è stato sottoposto. Schettino è stato condannato a sedici anni di reclusione per omicidio colposo plurimo, lesioni aggravate, abbandono di persone incapaci di gestirsi, abbandono della nave e naufragio. Sentenza letta alle 20 dell’11 febbraio 2015, tre anni dopo il naufragio di una delle ammiraglie della Costa Crociere. Poco più di un anno dopo, il 31 maggio 2016, la condanna è stata confermata dalla Corte di Appello di Firenze, dopo otto ore di camera di consiglio. I giudici hanno accolto in pieno l’impianto accusatorio accettato dai colleghi maremmani: Schettino è stato il principale, praticamente l’unico responsabile del tragico naufragio consumatosi davanti al Giglio , costato la vita a 32 persone delle 4.219 che erano a bordo del transatlantico da crociera.

Colpevole di avere condotto la nave da 114mila tonnellate di stazza a trenta nodi di velocità contro la costa del Giglio, per inchinarsi ai suoi abitanti. Di avere ritardato le fasi dell’emergenza e della dichiarazione di abbandono della nave. E, infine, l’onta più grave: avere abbandonato la nave. Accusa che su tutte Schettino ha sempre rifiutato. Ma i giudici di tre gradi giudizio gli hanno dato torto, tanto che il 12 maggio dello scorso anno, gli ermellini della Corte di Cassazione hanno confermato la condanna a 16 anni e lui, il comandante guascone, non si è tirato indietro. Pochi minuti dopo la lettura della sentenza capitolina, Schettino si è presentato al portone di Rebibbia e ha detto: «Eccomi, sono Schettino, mi costituisco, perché credo nella giustizia».

Da allora è rinchiuso in una cella del carcere. Studia, fa sport e spera nella giustizia europea. Non ha rinunciato a difendersi contro quel processo mediatico di cui si è sempre dichiarato vittima. Lo vanno a trovare, per quanto concesso, la figlia Rossella, che di recente sul proprio profilo Facebook ha iniziato a parlare di quanto accaduto al padre e alla sua famiglia, e i suoi legali. Ora c’è una speranza in più chiamata Strasburgo. «Il ricorso sarà portato all’esame della Corte quanto prima possibile, sulla base dei documenti e delle informazioni forniti», così c’è scritto nella comunicazione che la cancelleria della Corte europea ha inviato all’avvocato Senese. Intanto a Genova va avanti il processo civile che vede contrapposti un naufrago della Concordia, Ernesto Carusotti, assistito dai legali del Codacons, contro Fincantieri, Rina e Costa Crociere. Alla base del processo, il documento di collaudo chiesto a Fincantieri sulla «procedura di emergenza dopo il blackout». Documento sulla cui veridicità Codacons nutre molti dubbi. E la vicenda del naufragio Concordia sembra non poter avere fine.