Grosseto, 12 gennaio 2019 - Uno dei tender di salvataggio della Costa Concordia è diventato il battello Sena C e ogni mattina accoglie gli studenti turchi della Bahcesehir University, prima università marittima della Turchia. È una delle molte schegge di memoria della Concordia, che ufficialmente non esiste più dal sette luglio del 2017, quando la sua ‘morte’ è stata annunciata dalla società ‘Genova industrie navali’.

Da quel giorno il transatlantico di Costa Crociere è stato cancellato dal registro navale italiano, dove era stato iscritto nel 2006, anno del varo della nave naufragata davanti al Giglio, in provincia di Grosseto, la sera del 13 gennaio 2012, quando morirono 32 persone. Sette anni fa. Ma di lei, di quell’enorme balena di acciaio squarciata per settanta metri da un minuscolo gruppo di scogli, oltre parti del motore e le eliche, rimangono molti cimeli sparsi per il mondo.

E altri, forse, riemergeranno da quel naufragio nei prossimi anni, quando i ricordi di quella tragedia acquisiranno maggior valore. Basti pensare che un semplice salvagente del Titanic è stato venduto non molti anni fa per circa un milione di euro. Quelli della Costa Concordia, per ora, sono tornati nelle mani della compagnia di navigazione. Più di tremila pezzi, tutti arancioni e marchiati, che fino al 2014 erano rimasti accatastati nel deposito di Talamone, all’Argentario: il primo custode dei tesori della nave che nel frattempo veniva capovolta, imbracata e infine trasferita a Genova, a luglio del 2014, dove è stata smantellata. Qualche salvagente nel corso degli anni è stato recuperato sulle spiagge di mezza Italia, dalla Sardegna alla Sicilia. Particolare il destino delle scialuppe di salvataggio e dei tender che la società genovese ha velocemente venduto all’azienda turca Ottosealine, alcuni poi trasformati in battelli. Tornate, invece, a Costa le settecento cassette di sicurezza recuperate all’interno della nave, duecento delle quali contenenti gioielli e monili dei passeggeri.

Le opere d’arte che erano a bordo, sono state tutte recuperate prima dello smantellamento, custodite in teche e poi riconsegnate alla compagnia per il successivo restauro. Resta, invece, il mistero sulla sparizione della campana che aveva su impresso Costa Concordia 2006, anno dello sfortunato varo della nave, che è stata rubata pochi giorni dopo il naufragio. «Quella è stata sicuramente una delle pagine meno gloriose della storia del recupero della Concordia» disse l’allora capo della protezione civile Franco Gabrielli. Chissà che un giorno non torni a galla anche quella memoria.

Chiede, al contrario, di essere dimenticato il colpevole principale del naufragio, Francesco Schettino, che era al comando della nave da crociera e che da maggio del 2017 si trova rinchiuso nel carcere di Rebibbia, per scontare la condanna a sedici anni. Studia, fa sport all’interno dell’istituto di pena, ma non vuole parlare. «Voglio essere dimenticato», ha detto al suo avvocato, Saverio Senes. Gli abitanti dell’Isola del Giglio sono tornati alla quasi normalità. Non ci sono più tracce visibili del naufragio. Ma non si può dimenticare quella maledetta notte di sette anni fa tanto che domani, anniversario della tragedia, non mancherà sulla piccola isola la commemorazione delle vittime.